L’Italia non è

Posso dire, dopo quasi 8 mesi di maternità e un gruppo di circa un centinaio di mamme che l’Italia non è un paese per famiglie. Ma soprattutto non è un paese per mamme.

In Italia DEVI scegliere se essere mamma o lavorare, se provi a fare entrambe le cose vieni criticata sia come mamma che come lavoratrice. Non importa se dormi una manciata di ore per notte (nei momenti belli) e qualche minuto (in quelli brutti), non importa se comunque mantieni al lavoro al tua professionalità e la tua serietà, non importa se cerchi di tenere in aria come un giocoliere i birilli della perfezione, e cerchi di portare tua figlia al parco anche se vorresti solo strisciare a letto e dormire, dormire, dormire. Continua a leggere

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Le clausole in piccolo.

Essere mamma è qualcosa di bellissimo, poetico, magico.
Quando mia figlia mi guarda con gli occhini magici che manco i manga mi sciolgo come neve al sole.
Quando fa “mammammammamma” anche se so che è in piena fase lallazione e non sta chiamando me, vado comunque in brodo di giuggiole.
Quando ride per una cosa buffa che faccio mi sento la persona più fortunata del mondo.

Sì, tutto molto bello.

Il rovescio della medaglia di cui nessuno parla però sono le notti in bianco perché lei sta mettendo i dentini (e poco importa che secondo “gli esperti” li stia mettendo da quando ha 3 mesi e ora che ne ha 8 ed è più sdentata di un ottuagenario), perché ha la febbre, l’aria nel pancino o semplicemente le gira così. Continua a leggere

Non sono una persona seria

No. Non lo sono. Perdo le cose e non le ritrovo senza un aiuto esterno. Sono sempre in ritardo anche quando sono in anticipo, sono una mamma decisamente MOLTO approssimativa e se mia figlia è una bimba allegra, serena e fiduciosa il merito è TUTTO suo; non riesco a stare dietro ad una dieta nemmeno sotto tortura e ho una voglia matta di fare 38503984039841 cose tutte assieme e tutte, ovviamente, che necessitano di un elevato grado di impegno. Inutile dire che va a finire che non ne faccio bene nemmeno mezza. Sono talmente pigra che un gatto obeso potrebbe tranquillamente bullarsi di essere più atletico di me e non me ne frega assolutamente niente a parte quando mi prende la fregola di andare in palestra che poi mi iscrivo e, indovinate un po’?, esatto non ci vado mai. Mi sto dicendo che, hei, aspetta che arrivi la bella stagione e poi via a correre a villa Ada, ma il Procione ogni volta che me ne esco con queste idee mi guarda e scoppia a ridere ed io non posso nemmeno tirargli dietro un posacenere perché 1. ho smesso di fumare e 2. ha ragione.

Insomma. Sono una persona veramente tanto tanto approssimativa.

Vi piace come ho glissato sul fatto che è più di un anno che non aggiorno il blog?

Donna Entusiasmo

Mi rendo conto di quanto tempo passa tra un articolo e l’altro ogni volta che entro e che mi ritrovo una nuova dashboard di wordpress, che ultimamente cambia veste grafica “like a girl changes clothes” come diceva la Buona Katie Perry agli inizia della sua carriera.

Come sia. Che sto a fa sto periodo? Ultimamente mi sento molto “Donna Entusiasmo”, poichè, a parte lavorare e sopravvivere al lavoro, cerco, nell’ordine:

  • di andare in palestra
  • di stare a dieta
  • di pittare miniature
  • di fare (e sistemare) fotografie
  • di fare l’uncinetto

La palestra è… beh è l’amoreodio della vita mia. Odio perchè io ODio la palestra. Gli spogliatoi, lo scarso spazio negli armadietti, quel senso di scomodo che accompagna la fase della doccia e dell’asciugatura, perchè NON SEI A CASA TUA. Senza contare la “socialità” forzata a cui ti costringe. Quei discorsi vuoti e inutili quando te, dopo una giornata di lavoro e le ovaie che mediamente vorticano a mille, vorresti solo entrare, fare quello che devi fare e uscire possibilemente senza vedere nessuno, parlare con nessuno, avere tra i piedi nessuno. E invece MACCIAO! Come va? Che hai fatto nel week end? Che è una cosa che odio. ODIO!
Ma amo, ah, sì, AMO Pilates. Quella sensazione di stare a fare qualcosa di il tuo corpo nella calma e placida compagnia di una musica soft. Sudare ma senza avere il fiatone e senza voler uccidere nessuno per il nervoso.

La Dieta. Ah. Hmmm…. sì.

Pittare le miniature. Le mie doti artistiche si sono sempre limitate al “colorare dentro gli spazi” e non sempre con risultati eccellenti. Quindi che caspita ci faccio io con colori e pennelli in mano è qualcosa che esula dalla mia comprensione. Ma tant’è. Credo che sia la dimostrazione che il mio autistico sia nettamente superiore al mio io imbranato. Che non è una cosa di cui sia il caso di bullarsi, me ne rendo conto, però vabbè.

Fare e Sistemare Fotografie. Considerando che ho ancora le foto di Barcellona dello scorso anno che periodicamente fanno la processione notturna al tempio della grande dea Bamboo e al Santuario di Nostro Signore del Photoshop (incrementando i miei sensi di colpa di TROPPO) direi che ho detto tutto. Ma Lucca è quasi completata, Londra anche e quindi forse a breve le loro supplice riceveranno attenzione. No, non badate a quelli là: sono le foto di matrimoni 2011, prima o poi arrivo anche a loro. Magari le regalo agli amici per il Battesimo dei Figli! Potrebbe essere un’idea.

Fare l’uncinetto. Lo so. Non dite nulla. Lo so. Anche io la mattian mentre mi lavo i denti mi guardo allo specchio e mimo in silenzio la parola “uncinetto?!?” con una faccia che più a punto interrogativo di così non è possibile. Eppure sì. Uncinetto. Ma il primo che mi viene a dire “Ah quanto è rilassante lavorare la maglia” gli ficco il numero 4 nella pupilla sinistra. Perchè tra io che navigo tra l’impedito ed il cecato e la coppia felina di casa, i quando tiro fuori i gomitoli i Santi in Paradiso si vanno ad incatenare come meglio possono.
Gatta: Hei un gomitolo!
Gatto: Hei un filo!!
IO: Oh, CAZZO.

E quindi nulla, mi barcameno tra i troppi interessi che vorrei coltivare, il poco tempo che ho per farlo e il sonno, quello sempre onnipresente e atavico che mi attanaglia l’esistenza.

Lo so, lo o, è un post più che inutile. Vi lascio qualche preview di quello che a breve dovrebbe arrivare sulle pagine del flickr.

LONDRA

 

LUCCA

3 anni

Un po’ perché non sapevamo se, come e quando avrebbero dato le ferie a Stefano, un po’ perché c’era Cleopatra che incombeva sul meteo, fatto sta che per il nostro terzo anniversario non avevamo programmato nulla di particolare. Nessun hotel prenotato, nessun volo acquistato. Ci siamo quindi ritrovati questi 5 giorni di vacanza tra le mani senza sapere molto bene cosa farne.

Data la brillante assenza della regina d’Egitto e, anzi, complice un tempo e delle temperature veramente invidiabili abbiamo optato per un “must per tutte le stagioni (basta che non faccia freddo)”: Casperia, che oltre ad essere un luogo bellissimo di per sé, è anche un ottimo campo base per gite che vanno dall’alto lazio, all’Umbria e, perché no, all’Abruzzo.

Mercoledì siamo partiti nel pomeriggio con calma e pigritudine per giungere in tempo per goderci il tramonto sulla vallata e gustarci un sano aperitivo, primo della cena all’immancabile Asprese.

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Back again (volare-oh-oh cap 2)

Niente sono di ritorno.
No ovviamente questo posto non è scritto in diretta ma sempre da me, sempre da casa, sempre col culo sulla solita poltrona.

Sempre per lo stesso motivo scaramantico. Ovviamente.

Sì, sono patologica.

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Questo Articolo è stato pubblicato da Francesca

De Gnocchibus

Tra un sushi bar, uno tzatziki e un pancake (seeee, me piacerebbe!) voglio condividere con voi la mia ricetta per fare gli gnocchi veri. Fatti in casa.

C’è stato infatti un periodo, questo inverno, in cui, complici anche le mie amiche, mi sono ritrovata in piena frenesia da sperimentazioni culinarie di grado avanzato. Quel grado, per intenderci, che prevede la preparazione di un piatto dall’inizio alla fine, impastando e zozzandosi di farina dalla testa ai piedi.
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Scialla!

L’altra notte stavo in camera da letto, trafficando al PC per gli articoli del Blog, di Outacst e quanto altro quando sento un “Ahòòòòòòòò!” potente, di diaframma, provenire dalla strada sotto casa.
Risponde un “AhòòòOOOOòòò!”, altrettanto possente, altrettanto di diaframma, dall’altra parte della via. Concludendo con un “Ahò, ma li mortacci tua!”.

No. Amico. Li mortacci TUA.

Ah, ma ricomincerà la scuola. Presto. Molto presto. Ed io riderò. Stronzi ragazzini cianciaclingua demmerda.

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Volare oh oh

Parto. Oggi. Anzi, probabilmente ORA, che quando leggerete questo io starò nella sala d’attesa dell’aeroporto a cagarmi sotto dalla paura, ingurgitando quintalate di valeriana dispert e passando il mio tempo a farmi tali e tante seghe mentali che nemmeno un quindicenne voglioso.
Scrivo questo post per scaramanzia sappiatelo e per esorcizzare quello che è un vero e proprio momento no per me. Il decollo. Continua a leggere

See you later Alligator!

Il mondo si lamenta per il rientro in ufficio dopo la pausa estiva. Dolore, morte e raccapriccio sono tra gli hashtag più utilizzati sui socialcosi, specie se cinguettanti.

Ed io me la godo. Perchè se anche quella deficente di Francesca ci ha costretti al caldo e allo squaglio per tutto agosto perchè “ad agosto si lavora meno”, “c’è meno traffico in città”, e partire a settembre “è il non plus ultra delle partenze intelligenti”, su una cosa c’aveva ragione.
Sulla soddisfazione che si prova mentre tutti abbandonano le infradito per i mocassini, e te fai il gesto dell’ombrello fai ciao ciao con la manina salutando tutti per due settimane.

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