Volare oh oh

Parto. Oggi. Anzi, probabilmente ORA, che quando leggerete questo io starò nella sala d’attesa dell’aeroporto a cagarmi sotto dalla paura, ingurgitando quintalate di valeriana dispert e passando il mio tempo a farmi tali e tante seghe mentali che nemmeno un quindicenne voglioso.
Scrivo questo post per scaramanzia sappiatelo e per esorcizzare quello che è un vero e proprio momento no per me. Il decollo.
Perchè poi in volo, tutto sommato, ce la posso fare. Ma il decollo proprio no. No, il decollo è l’attimo in cui artiglio la mano del mio vicino (chiunque sia, sconosciuti attempati compresi), respiro pesantemente, iperventilando, in genere con il viso nascosto in una sciarpa, aspettando solo che l’apparecchio raggiunga un assetto ORIZZONTALE. Allora, forse, mi rilasso. Forse.

Eppure la mia è una paura acquisita e non so nemmeno io bene come e quando. Ho solo indizi, nessuna prova. Perchè quando ho iniziato a volare, a 14 anni, per me l’aereo era … boh un mezzo di locomozione come tanti, più figo di tanti perchè poteva portarmi potenzialmente ovunque in breve tempo. Fino all’età di 21 anni ho viaggiato in aereo senza nessun problema. Salivo, scendevo e tirullerollerollà. Tutt’al più mi incavolavo con le compagnie per ritardi, smarrimenti bagagli, sarcazzi vari.
Ho fatto anche un bellissimo volo Roma – Tunisi in cabina di pilotaggio, guardando la notte dall’alto e contando le stelle sopra la mia testa, belle come mai le ho viste in vita mia.
Poi, il ritorno.
Il primo trauma.
Probabilmente la notizia di un volo precedente al mio dove pacchi di vuoti d’aria avevano procurato ferite a vari passeggeri, probabilmente gli attacchi di panico che tornavano ad affollare la mia vita, e questa volta con una violenza che vi lascio solo immaginare. Poi, forse l’11 settembre. Infine la trasferta Roma-Milano che per tre mesi mi ha costretto a prendere aerei con cadenza settimanale, sotto nubifragi, vuoti d’aria, e voli cancellati e poi ripristinati dal maltempo e con il personale che “dai, ci proviamo”.
Signora assistente di volo, volevo dirle: volare è come con la Forza. Fare o non fare. Non c’è provare. Mortacci tua.

Insomma. Prendere l’aereo per me è diventato fonte di un’ansia che ti dico levati.

Il che mi fa parecchio rodere il culo perchè a me piace viaggiare. Piace muovermi, vedere posti nuovi. Ma soprattutto mi piace essere indipendente. Sarà Ziska che agisce in me potente e scalpita, sarà il procione che pur essendo procione è curioso come una marmotta, fatto sta che a me sta storia che per prendere un aereo per un volo di due ore mi tocca fare training autogeno da una settimana prima mi sta sul gozzo.

E quindi niente. Tra poco salgo. Fate danze propiziatorie per me, ci rivediamo a Gatwick.

P.s.: dal terminal. Piove. Li mortacci sua, caldo e secco per 60 giorni e ORA piove. Arilimortacci sua.

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Questo Articolo è stato pubblicato da Francesca

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2 thoughts on “Volare oh oh

  1. Forza e coraggio! Dalle foto direi che siete arrivati sani e salvi 🙂 Battute a parte l’importante è che la curiosità del Procione e la prepotenza di Ziska abbiano la meglio e poi corso di training autogeno checked! 😉

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