About

Eh. Si fa presto a dire ABOUT. Che qua, sia il blog che i suoi occupanti sono tutto tranne che semplici. Bhe, iniziamo un po’.

Tanto tempo fa viveva in una bellissima capitale europea una ragazza. La ragazza era molto confusa e incasinata, ma soprattutto molto sola. Per divertirsi un po’, per sfogarsi un po’ e sentirsi un po’ meno sola e sfigatella, decise di vedere cosa era questo blog, che allora ancora non ce ne stavano molti; e iniziò la sua avventura. Incontrò lungo il percorso molte persone, alcune simpatiche e altre meno, che le fecero compagnia per un breve tratto di strada della sua vita. Il blog non era solo un sito, un luogo dove parlare e riflettere. Era un rifugio, per lei. Un modo per confidarsi e confrontarsi, perchè a farlo con le persone vere non era mica brava.

Non era brava neanche a capirsi, al punto che creò, nella sua mente, tre allegorie di se stessa:

Ziska: la tipa tosta e dura, quella che prendeva in mano la situazione nei momenti difficili; era la maschera che la ragazza indossava per evitare che la gente le facesse troppo male. Ziska era ironica e cinica, e anche un po’ stronza, e farla andare in prima linea era facile e semplice.

Francesca: l’anima più fragile, quella che era stata ferita tante e tante volte e non ce la faceva più. Francesca era quella buona, quella che veniva sempre rimproverata da Ziska perchè, per colpa sua, finivano sempre in un qualche disastro sentimentale, o si facevano intortare da falsi amici. Francesca era quella che, in fondo, c’era sempre per tutti; era colei che amava stare in compagnia, che sognava l’amore e che credeva che l’amicizia, quella vera, da qualche parte esisteva

Il Procione: il martire del gruppo, colui che doveva tenere a bada e far convivere le altre due personalità. Il povero mammifero era fondamentalmente l’anima comica che emergeva nei momenti di massima tragicità, quando Francesca era completamente inutile e sguizagliare Ziska avrebbe significato la nucliearizzazione totale. Quando tutto andava male male male, ma così male che pareva un film, arrivava lui. Quando lo stress avanzava e la follia dilagava, state sicuri che c’era lui al volante

Piano piano però imparò. Conobbe nuovi amici nel mondo reale, si innamorò, e lentamente, con il sostegno degli amici e del suo amore, prese sempre più confidenza con il mondo vero. Prese a scrivere sempre meno sul blog e un bel giorno lo abbandonò del tutto. Non ne aveva più bisogno; non aveva più bisogno di spazio virtuale e amici virtuali perchè adesso ce li aveva veri, fatti di ciccia e ossa; persone vere per una vita vera. Si sposò, trovò un lavoro (serio vero e pagato, anche se da schiavi) e mise ordine nella sua esistenza. Per quanto sia possibile mettere ordine in quel fantastico caos che è la vita.

E smise di scrivere. Non solo sul blog ma in generale. Però ne sentiva il bisogno, ma un bisogno diverso da prima; la ragazza sentiva le mani che prudevano e la voglia inesorabile di esternare il suo pensiero si faceva, a volte, veramente forte.
Alle parole poi si affiancarono le immagini, un altro modo che ella aveva iniziato ad usare per descrivere il mondo come lo vedeva lei e ancora di più sentiva il bisogno di condividere tutto questo con il mondo; aveva voglia di far passare il mondo per la sua particolarissima lente e restituirlo agli altri così deformato ed elaborato, perchè la verità non è mai una cosa oggettiva e in fondo si vive dal di dentro, e non osservando le cose in maniera distaccata, dall’alto, a volo di piccione.

Così un giorno, finalmente, si decise. Richiamò a raccolta le sue allegorie, imbracciò decisa la macchina fotografica ed eccola, convinta, riprendersi quello spazio che una volta aveva. Certo, lei è diversa, la sua vita ora è diversa e di sicuro più felice, anche se forse più ingarbugliata di prima, ma è un ingarbugliato buono, è quell’ingarbugliato che ha dato il via al Big Bang, al brodo primordiale e a tutte quelle altre cose che fa fico scrivere per fare una citazione scientificamente dotta, ma non troppo.