L’Italia non è

Posso dire, dopo quasi 8 mesi di maternità e un gruppo di circa un centinaio di mamme che l’Italia non è un paese per famiglie. Ma soprattutto non è un paese per mamme.

In Italia DEVI scegliere se essere mamma o lavorare, se provi a fare entrambe le cose vieni criticata sia come mamma che come lavoratrice. Non importa se dormi una manciata di ore per notte (nei momenti belli) e qualche minuto (in quelli brutti), non importa se comunque mantieni al lavoro al tua professionalità e la tua serietà, non importa se cerchi di tenere in aria come un giocoliere i birilli della perfezione, e cerchi di portare tua figlia al parco anche se vorresti solo strisciare a letto e dormire, dormire, dormire. Continua a leggere

Annunci

Back again (volare-oh-oh cap 2)

Niente sono di ritorno.
No ovviamente questo posto non è scritto in diretta ma sempre da me, sempre da casa, sempre col culo sulla solita poltrona.

Sempre per lo stesso motivo scaramantico. Ovviamente.

Sì, sono patologica.

_________________________________________________________________________

Questo Articolo è stato pubblicato da Francesca

Disappointing

True Blood Season 5 è finita decisamente mmeh.
Con un cliffhanger che non è un cliffhanger ma un fottuto “fine primo tempo” grosso quanto la piramide di Cheope.
E me sarei anche rotta il cazzo di prese per il culo così, a buffo, dagli sceneggiatori. Decisamente oltre l’F4!

L’estate sta finendo e io non mi sono presa nemmeno un lemoncocco. O uno spritz. O un aperitivo qualsiasi, se è per questo. Per non parlare poi di un gelato o di una bella coppa di frutta fresca. Sta dieta darà pure i suoi risultati, ma ha rotto il cazzo. Sapevatelo. Ma soprattutto sallo al dietologo.

Continua a leggere

Hugo e L’Artista

Disclaimer: rischio spoiler elevato. A mia discolpa posso dire che non vi sono grandissimi colpi di scena e che i film, più che scoperti fanno “gustati, almeno questi due.

Come rendere omaggio alla storia del cinema (e riuscirci) con due film completamente diversi: è quello che hanno fatto Martin Scorsese e Michel Hazanavicius (“salute”, “grazie!”) con, rispettivamente, Hugo Cabret e The Artist.
Tra l’altro trovo quantomeno divertente che, in reciprocità, il film americano sia ambientato nella francesissima e pariginissima Gare de Lyon, mentre il film francese nell’americanissima e glamourissima Hollywood. Divertissement del destino probabilmente. Continua a leggere

L’arte della sintesi

Glissando il più possibile sull’assenza da questo blog, spalando via i quintali di ragnatele che ci si sono accumulati nel frattempo (ho trovato DUE articoli di settembre finiti nel dimenticatoio e ormai cestinati perchè bel oltre la data di scadenza), torno a imbrattare queste “carte”.
Potrei addurre mille scuse, potrei chiamare in causa inondazioni e cavallette di Belushana memoria, ma non lo farò. Son sparita, ora son tornata, e tanto basta. Vi ragguaglierò brevemente (sì lo sento che lo acclamate a gran voce… A GRAN VOCE HO DETTO!!!… umpf) sui principali avvenimenti degli ultimi cinque mesi.

Cinque mesi in pochi bullet point (che il background consulenziale ce lo consente)

Continua a leggere

Saluti

E’ una cosa che non m’è mai riuscita bene, quella dei saluti. Non sono mai stata brava a staccarmi dalle cose, e soprattutto dalla gente.

I miei saluti sono tutto un guardare in basso, cincischiare con i piedi e con le mani, che improvvisamente si riempiono di dita, di unghie e di anelli (anche quando non ve ne sono). Perchè non sono brava a lasciare andare via le persone. Perchè le persone per me, anche quelle più insospettabili, diventano baluardo contro il mondo, punti fermi involontari della mia vita sempre alla ricerca di un equilibrio.
E quindi anche il collega con il quale prendo il caffè al pomeriggio è, a sua insaputa, un paletto, un’ancora. Continua a leggere

Estrogeni

Chi mi conosce sa che non sono il tipo da “migliore amica”, con quelle cose del tipo facciamo shopping assieme, leviamoci a vicenda le cuticole e spettegoliamo di mezza roma nord fino a diventare afone.

Perchè innanzitutto sono una dannata misantropa nel senso lato del termine e mi trovo più a mio agio nello stare per cazzi miei che in mezzo alla gente (anche se a volte sono talmente social da attaccarmi alle persone stile cozza allo scoglio. Fa parte del mio essere bipolare. Ingnoratemi e campate felici), poi perchè essendo cresciuta con una pletora di maschi attorno mi trovo più a mio agio con loro che non con gli espondeti del gentil sesso e infine perchè ho beccato più inculate dalle amiche che da una squadra di calcio di ex fidanzati stronzi e bastardi dentro. Continua a leggere