Informazione e scelta

La TV che vorrei

Sono ormai tre anni che non guardo più la televisione. Quasi in tacito accordo, con Stefano, non abbiamo mai utlizzato la nostra televisione come tale. Non l’abbiamo mai attaccata ad un cavo di antenna, se non nei rari casi in cui parenti e amici volevano seguire un evento, una partita o che.

In questi tre anni non abbiamo mai sentito il bisogno di attaccare quell’antenna. E ancora oggi proseguiamo così, sereni. Vediamo molti film, molte serie TV, ma scegliendo noi come vedere, cosa, quando. La TV on demand ce la siamo fatta noi, da soli, in questi tre anni. Quali serie TV (spesso anche in che lingua) vedere lo abbiamo scelto noi. Quali film anche. Quali trasmissioni pure. Come? Comprando, banalmente, prodotti altrove. C’è sempre un’offerta da parte di qualche store on line, anche straniero, di blu-ray, cofanetti e via discorrendo. E molti siti, compresa la Rai, permettono di vedere il programma della settimana precedente. In differita, quindi. Ma che mi importa?

In questi tre anni mi sono riappropriata di un diritto che in Italia è sempre più vilipeso: il diritto di scelta. E più leggo o ascolto, notizie del genere, più mi rendo conto di quanto sia terribilmente attuale e necessaria, una pratica nata istintivamente, quasi per caso.

Anche l’informazione io la faccio on line, da me. Navigo, durante il giorno, tra i siti di varie testate, leggendo vari blog, condividendo idee, pensieri e informazioni sui social network. E so. So cosa accade, so cosa pensa il mondo di quel che accade, e il pluralismo diventa, finalmente, qualcosa di reale. La condivisione ha questo potere, sebbene ammetterlo da parte di alcuni, sia fuori discussione.

Così come me, tanti altri. Per questo quando sento parlare di share, di spettatori o che, sorrido. Mi verrebbe da chiedere ai vari autori di bei programmi, spesso stretti in ruoli di meri spettatori di una TV che marcisce dall’interno, perchè non pensano più in grande? Perchè non cercano di scardinare queste logiche perverse andando altrove? Sulla rete, per esempio.

LORO lo hanno capito, ecco perchè, ciclicamente, tentano di regolamentare questa caotica realtà che è internet. Hanno capito che il vero pericolo si annida qui, perchè non possono allungare le loro manacce zozze estenrede il loro controllo totale su quello che nasce come qualcosa di libero e incontrollabile in sè.

A volte mi guardo intorno e mi sembra che il potenziale ci sia e sia enorme, immenso e incompreso. A volte mi sembra di essere parte di un altro mondo, che non comprende e non assimila le logiche di questo; un mondo che è qualcosa di altro, di troppo forse, di astruso, che pensa e agisce in maniera inaccettabile nella realtà dei più, anche di coloro che vorrebbero, veramente, cambiare le cose. Penserete che sono una sognatrice. Ma non solo la sola.

Parafrasando.

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