Tutta la verità che volevate sapere sui gatti

Se Stefano legge questo post credo chiederà il divorzio ma dovevo scriverlo. No perchè dopo quasi 10 mesi di convivenza felina occorre fare un bilancio.
Che è positivissimo eh, sia chiaro. Quei due sacchi di pelo (perchè oggettivamente sono due sacchi di pelo visto quanto ne distribuiscono per casa) sono riusciti a conquistarsi un posto nel mio cuore, cosa che non dubitavo. Li ho voluti. Fortissimamente. Contro tutti e contro tutti. Ed ora ci sono ed io, tutto sommato, sono felice così. Stanca – ma TANTO stanca – però felice.

Tuttavia sono qui per fare un po’ di pubblicità progresso, visto che con me non è stata fatta (se non da mio marito che lo so, lo so!, c’aveva ragione). Perché vedo tanta voglia di felinità attorno a me e ciò è bello. Ma tale voglia di felinità va un attimo confrontata con quella cosa chiamata realtà. Una realtà che è fatta, sì, di fusa fusose e coccole coccolose e occhietti vispi e orecchie buffe, ma anche di altro.
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L’arte della sintesi

Glissando il più possibile sull’assenza da questo blog, spalando via i quintali di ragnatele che ci si sono accumulati nel frattempo (ho trovato DUE articoli di settembre finiti nel dimenticatoio e ormai cestinati perchè bel oltre la data di scadenza), torno a imbrattare queste “carte”.
Potrei addurre mille scuse, potrei chiamare in causa inondazioni e cavallette di Belushana memoria, ma non lo farò. Son sparita, ora son tornata, e tanto basta. Vi ragguaglierò brevemente (sì lo sento che lo acclamate a gran voce… A GRAN VOCE HO DETTO!!!… umpf) sui principali avvenimenti degli ultimi cinque mesi.

Cinque mesi in pochi bullet point (che il background consulenziale ce lo consente)

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Ho adottato un Gatto

Ho adottato un gatto.
Ora prima che tutti i miei amici (beh, per lo meno quei pochi che si fermano qui a leggere), chiamino mio marito per avvisarlo dell’insano gesto e prima che mio marito corra dall’avvocato per chiedere il divorzio prego tutti di fermarvi un altro po’ a leggere quanto segue.

Ho adottato un gatto radagio. Il suo nome è Grattastichi. Cioè, il suo nome sarebbe Chappy, o qualcosa del genere, ma io lo chiamo Grattastinchi. Fondamentalmente perchè è rosso e brutto quanto quello originale.
No, beh, aspetta. No. Cioè ha una certa età e quando si sdraia in terra pare più un pancake gigante che non un gatto, ma ha un bel musetto, occhi tondi e grandi e le zampe, vivaddio, dritte.
L’unico problema è il miagolio. Il signore non l’ha dotato della tipica vocina del micino che tutti immaginiamo. No. Lui miagola perennemente come se fosse in calore. Il fatto che sia un LUI mi ha fatto capire che no. Non è in calore. A meno che non sia confuso su se stesso. Che può sempre essere eh.
Lui miagola come se lo stessero prendendo e sgozzando sul posto. E scandisce. Non fa Mrww, miew o che. No Lui dice bene, forte e chiaro. MIAO. M-I-A-O. Il giorno in cui farà pure lo spelling chiamerò l’esorcista, penso. O la TV. Forse più la TV, così alzo anche un po’ di dindi.

Per ora di lui ho capito che non gli piacciono i wurstel di pollo, ma il tonno al naturale invece assai (paraculo). E che quando ha fame mi viene a chiamare. E che se resto seduta accanto a lui mentre mangia mi tollera. Cioè, non lo posso accarezzare, ma che so, guardare è ok e tenere il piattino di carta affinchè, per raccogliere gli ultimi bocconi, non debba andare in giro per mezzo cortile è gradito.

Grattastinchi infatti non vive in casa. Grattastinchi è l’ex gatto del portiere. Il portiere è andato in pensione, ha lasciato il nostro stabile ed è andato a vivere con la moglie in un appartamento a Ponte di Nona, senza giardino o cortile. Ha pensato che il gatto, abituato a scorrazzare tutto il giorno in giro per il cortile e anche per il quartiere immagino, chiuso definitivamnete tra 4 mura domestiche non sarebbe durato poi tanto. Perchè sradicare pure il felino quando già per l’umano lasciare le amicizie di una vita è difficile e complesso?
E quindi ha chiesto a chi, come me, è amante dei gatti, di darci una occhiata. Teoricamente dovrebbe essere il gatto del nuovo portiere, ma mi pare non se ne prenda eccessiva cura. Domani che lavoro da casa scendo a fargli il terzo grado.
Comunque.
Grattastinchi non so quanto sia felice di questa decisione. Probabilmente è la più giusta. Ma se qualcuno mi viene a dire che i gatti non si affezionano agli umani gli tiro l’ombrello di hello kitty dritto su uno zigomo.

Ieri sera tornando a casa era lì che miagolava, come al solito straziato e apparentemente sgozzato. Mi guarda, poi guarda l’appartamento ormai chiuso del suo ex padrone. Non so se vuole pappa, coccole o che. Dopo avergli elargito qualche grattino faccio dietro front, vado nell’unico negozio aperto a quell’ora, un “vendo-quasi-tutto” gestito da degli indiani ed aperto fino a tardi, per cercare del cibo per gatti. Non ce l’hanno ma rimedio con del tonno al naturale (un precedente esperimento con il wurstel di pollo, appunto, era miseramente fallito). Torno in cortile, lo chiamo un po’ in giro e lo trovo nascosto dietro il locale caldaia. Gli metto una scatoletta di tonno nel piattino di carta che mi sono portata da casa e immediatamente capisco che sì, il tonno va bene, grazie tante. Lo spazzola. E mentre io aspetto che finisca di spazzolare con cura e gusto per riportarmi su il piattino ormai vuoto, prendo una decisione. Grattastinchi sarà il mio gatto.
Domani mi studierò bene la situazione, vedrò se vi sono delle ciotole in quella che pare la sua tana dietro il locale caldaia e in caso ne comprerò un paio. Comprerò anche croccantini e scatolette e, se serve, una cuccetta dove si possa rifugiare quando piove. Per il resto bivacca tranquillo tra le frasche e sotto gli alberi del giardino. Lo nutrirò per lo meno la sera (quando esco vado per uno, ma magari riesco a convincere Stefano) e cercherò di prendermi cura di lui come posso.

Un gatto in casa non posso averlo, per gli orari che faccio, e va bene. Ma posso sempre prendermi cura di questo relitto felino finchè sarà. Se poi io per lui sarò solo “quella che porta la pappa” pazienza, in fondo sono solo una stupida umana, e ci sta.