L’Italia non è

Posso dire, dopo quasi 8 mesi di maternità e un gruppo di circa un centinaio di mamme che l’Italia non è un paese per famiglie. Ma soprattutto non è un paese per mamme.

In Italia DEVI scegliere se essere mamma o lavorare, se provi a fare entrambe le cose vieni criticata sia come mamma che come lavoratrice. Non importa se dormi una manciata di ore per notte (nei momenti belli) e qualche minuto (in quelli brutti), non importa se comunque mantieni al lavoro al tua professionalità e la tua serietà, non importa se cerchi di tenere in aria come un giocoliere i birilli della perfezione, e cerchi di portare tua figlia al parco anche se vorresti solo strisciare a letto e dormire, dormire, dormire. Continua a leggere

Tutta la verità che volevate sapere sui gatti

Se Stefano legge questo post credo chiederà il divorzio ma dovevo scriverlo. No perchè dopo quasi 10 mesi di convivenza felina occorre fare un bilancio.
Che è positivissimo eh, sia chiaro. Quei due sacchi di pelo (perchè oggettivamente sono due sacchi di pelo visto quanto ne distribuiscono per casa) sono riusciti a conquistarsi un posto nel mio cuore, cosa che non dubitavo. Li ho voluti. Fortissimamente. Contro tutti e contro tutti. Ed ora ci sono ed io, tutto sommato, sono felice così. Stanca – ma TANTO stanca – però felice.

Tuttavia sono qui per fare un po’ di pubblicità progresso, visto che con me non è stata fatta (se non da mio marito che lo so, lo so!, c’aveva ragione). Perché vedo tanta voglia di felinità attorno a me e ciò è bello. Ma tale voglia di felinità va un attimo confrontata con quella cosa chiamata realtà. Una realtà che è fatta, sì, di fusa fusose e coccole coccolose e occhietti vispi e orecchie buffe, ma anche di altro.
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Appello pro Referendum ed alcune opinioni personali

Prima di inizare con il resto del post, un appello: andate a votare. Che votiate sì o votiate no andate a voltare, perchè l’astensione non è un’opzione democratica. L’atensione non è opinione. E’ una non opinione, è menefreghismo, pigrizia, ignoranza, è l’italietta de noantri che ma chissenefrega basta che non si faccia nel mio giardino.

Andate a voltare, che siate per il SI o per il NO, ma predete e date un messaggio forte a questa classe politica: ossia che la nostra opinione CONTA. Se non contasse LORO non sarebbero lì dove sono.

Grazie.

Detto questo veniamo a noi. Continua a leggere

DonaBol – Partecipate numerosi

Segnalo questa bellissima e lodevolissima iniziativa di bol.it
Come funziona DonaBol?
Vi iscrivete, selezionate, dal catalogo Bol, i 5 libri che vi portereste su un’isola deserta
In questo modo contribuirete a stilare una classifica di 4.800 titoli che verranno donati alle biblioteche di 4 scuole di Milano, Napoli, Palermo e Torino (e non fate discorsi del tipo “Ah, estiquatsi io sono di Zagarolo chemmefrega”)

A questo punto vi chiedo: quali sono i 5 libri (ma facciamo anche 10) che cascasse il mondo, salvereste dalla distruzione apocalittica? Dura eh?
Per me terribilmente, impacchetterei tutta la libreria. Anzi la libreria di casa mia più quella ancora piena zeppa di volumi (per gioia di mia madre) a casa dei miei. Fate vobis. Però ci ho provato, visto che l’iniziativa mi piace assai.

Come ho stilato la classifica di Bol? Beh, personalmente ho pensato a quei libri che ho letto da ragazzina (o che, ormai adulta, avrei voluto leggere da ragazzina) e che mi hanno lasciato un segno che ancora oggi permane. Ho escluso Harry Potter perchè penso che ormai ce l’abbiano in casa anche i cani. (bellapette Fido!)

  1. Il Signore degli Anelli. Questa pole position per me è imprescindibile: si tratta del LIBRO della mia adolescenza per eccellenza. E’ quel libro che ha fatto da spartiacque tra un’epoca ed un’altra. E’ il mio mito insomma.
  2. Le Rose di Atacama. Luis Sepulveda. Francamente avrei messo dentro l’intera bibliografia di quest’autore, incominciando da “La Gabbianella ed il Gatto che le insegnò a volare”. Non c’è un singolo libro, uno, che non abbia amato, che non mi abbia appassionata, indignata e commossa sino alle lacrime (c’è un racconto che ancora oggi se solo ci penso – non se lo leggo, ma se ci penso – mi prende il groppo in gola). E quindi niente, questo libro è semplicemente una delle raccolte di racconti che forse più mi ha colpito e spero che possa portare poi i giovani lettori a scoprire più profondamente questo fantastico autore
  3. Il vecchio e il mare. Ernest Hemingway. Può prescindere la formazione letteraria di un adolescente da questo meraviglioso capolavoro? No. Andrebbe messo tra i libri di antologia obbligatori nelle scuole. Mi pare ovvio quindi che fa parte della mia classifica di libri mai più senza.
  4.  Sostiene Pereira. Antonio Tabucchi. Ricordo che quando lessi questo libro, intorno ai 15 anni circa, ero come una ragazzina alla prima cotta (l’epoca era quella). Ero innamorata, ma profondamente e perdutamente, di questo romanzo, dalla trama, dal personaggio, dallo stile narrativo. Ricordo conversazioni infinite al telefono per convincere la gente a leggerlo.
  5. Last but not least. La trilogia di Bartimeus: L’amuleto di Samarcanda, ­L’occhio del Golem, ­La porta di Tolomeo. Jonathan Stroud. Qualcuno ha avuto la bella idea di raggruppare questa fantastica trilogia e farne un’edizione unica, togliendomi dall’imbarazzo di quale libro inserire. Questo è uno di queli libri (o serie di) che, letto a trent’anni, avrei voluto averlo tra le mani a 14. Bartimeus, come non amarlo: questo demone ironico e graffiante, apparentemente cinico, in realtà grande idealista e sognatore mi ha rubato un altro pezzettino di cuore. Quando ho chiuso l’ultima pagina dell’ultimo libro mi sarei veramente messa a piangere. E’ stato come se uno dei miei più cari amici si fosse trasferito su una galassia lontana ed io non avrei più potuto vederlo. Avrei voluto perdere la memoria seduta stante per poterlo leggere di nuovo, e di nuovo e di nuovo in un loop infinito. Mi sono sentita orfana, ecco.

Ed ora un po’ di spettegolauz librario. Andiamo a spulciare la top 100 dell’iniziativa Bol.

Innanzitutto la TOP TEN

  1. Il piccolo principe. Antoine de Saint-Exupéry. Ci stupisce? Maanchenò
  2. Cent’anni di solitudine. Gabriel Garcia Marquez.
  3. Orgoglio e pregiudizio. Jane Austen (Yeeeeh)
  4. Il Signore degli anelli. John Ronald Reuel Tolkien (partono trombette e cori da stadio)
  5. Il nome della rosa. Umberto Eco. Bellissimerrimo, ma non so quanto adatto a dei ragazzi.
  6. Il giovane Holden. Jerome David Salinger
  7. Il maestro e Margherita. Michail Afanas’evic Bulgakov
  8. Il ritratto di Dorian Gray. Oscar Wilde (Classico. Bello. Ci piace)
  9. La casa degli spiriti. Isabel Allende
  10. Cime tempestose. Emily Bronte

Ed ora i Libri Yeeeeh! (che bello che ci siano) e il libri Eh?! (cazzofaiTUqui?)

Per i Libri Yeeeeh!

  • I Pilastri della Terra
  • Il Barone Rampante
  • Il cacciatore di aquiloni
  • Il conte di Montecristo
  • L’ombra del vento (anche se c’è di meglio eh, insomma, il 28esimo posto mi pare un po’ altino)
  • Oceano Mare (quanto mi ricorda Salamanca questo libro…)
  • L’eleganza del Riccio (!!!!)
  • Il Gabbiano Jonathan Livingstone (dopo il Codice da vinci, Norvegian Wood.Tokyo Blues e Lettera a un bambino mai nato. Parliamone)

Per i libri Eh?!

  • Il codice Da Vinci. Why? Per esempio di serie di teorie ad catzum mutuate direttamente da Giacobbo? (e scritte pure malino?)
  • Norwegian wood. Tokyo blues (ddu cojoni…)
  • Lettera a un bambino mai nato. (Bello eh, però qui, boh… davvero? Cioè nella top 100 dei 4800 titoli? Bah)
  • Angeli e demoni (ARGH!)
  • La Bibbia. (Signori è una lista per regalare libri a una scuola non per dire quantosoffigo che ho letto pure la bibbia)

E niente. Questo è quanto.
Se voleste lasciare un messaggino qui sotto (qui sul blog non su Facebook o che) con la vostra lista di libri preferiti mi farebbe un piacere enorme 🙂

Sfiga dice e Ziska impreca

Ci sono delle giornata che Santa Jella ci si mette di buzzo buono per farele scatafasciare, e in genere ci riesce.

Capita così che, dopo una giornata per vari motivi di merda per TE e per LUI, mentre state chiudendo casa e portando in macchina le ultime cose per il week end pasquale (al quale siete arrivati con la lingua pendula e l’occhio iniettato di sangue), proprio all’ultimo, mentre chiudete con gaudio la porta dietro di voi realizzate che dietro la serratura c’è ancora appeso il mazzo di chiavi. Dentro casa.
E mentre lo pensate, mentre una voce isterica di procione vi urla tra le sinapsi CHE-CAZZO-FAI!!!, la porta fa sbam.

La mezz’ora successiva la passi tra cacciaviti presi a prestito dal portiere, imprecazioni e vecchine che decidono di venire a vedere cosa accade e domandare cose inutili e/o lapalissiane. Del tipo “ma siete rimasti chiusi fiori?”. No signora, io il venerdì sera mi diverto così.

Comunque.

A chi, fino a ieri l’altro, mi consigliava di cambiare la porta fetusa del mio appartamento in affitto con una porta blindata rispondo che non ce n’è bisogno.
No. Perchè io ho la porta fetusa con la serratura fetusa che però c’hanno la tigna e non si aprono manco se le prendi a spallate. E, malgrado l’abile fabbro, non ci sono carte di credito, lastre, cacciaviti, cazzabbubboli che tengano. La devi smontare, la porta, se vuoi entrare in casa mia. Pezzetto per pezzetto. E nel frattempo ti avranno interrotto almeno una quindicina di vicini più o meno vicini che vorranno farsi tutti allegramente i cazzi tuoi. E se sei un ladro di appartamento questo non è un plus. Indi, caro ladro, fai prima a sfondarmi la persinana e la finestra del balconcino che entrarmi dalla porta di casa. Fidati so quel che dico, per esperienza.

Che poi l’unico balcone di casa mia dia su un cortile interno più frequentato di Campo di Fiori all’una di notte il sabato sera, è tutto un altro discorso sul quale volendo possiamo fare un numero nel quale potrei parlare dei tipi festaioli della scala E, del naturista della scala F o ancora della spiona-con-binocolo della scala H.

Ritornando a noi, alla fine ce l’abbiamo fatta. Abbiamo recuperato le chiavi, richiuso casa e siamo bellamente partiti per l’Abruzzo. Abbiamo rischiato di ciccare l’uscita per Tornimparte, abbiamo incontrato una mandria di cavalli che pascolava bellamente al buio sulla statale però abbiamo raggiunto la nostra meta e completato la quest.

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Amene curiosità
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Da un po’ di tempo sto blog è frequentato, oltre che ai soliti quattro gatti amici miei che ringrazio (ciao!!!) per non farmi sentire una povera imbecille che se la canta e se la suona da sè, anche da altra gente. Sti poveracci sono indirizzati qua da google. Pare.
Inizialmente sono stati indirizzati qua da ricerche socialmente utili, tipo il referendum, i dati sull’infanzia e bla bla.
Oggi, mentre leggiucchio le statistiche, noto di essere stata letta da persone che sono state dirottate qua per le seguenti ricerche:
“Cosa significa la parolla procione” (parolla?)
“Che significa quando uno si dice maledetto procione” (si dice a sè? Si autoinsulta?O.o)

Cerchiamo di aiutare sti poracci dunque. Un Procione è un piccolo mammifero della famiglia dei Procionidi (ahem); è detto anche orsetto lavatore. In genere il procione è un gran rompipalle, non si fa mai i cazzi suoi, di notte va a rovistare nelle immondizie di chi abita in campagna e insomma… così. E’ anche abbastanza incazzoso.

Nel mio personale universo allegorico il Procione è uno dei coinquilini del mio cervello. E’ l’anima fancazzista e rompiscatole, meno scazzoso di Ziska ma neanche troppo (e difatti vanno abbastanza daccordo). Maledetto Procione non so cos’è ma conosco diverse situazioni in cui le mie sinapsi sono state attraversate dalle urla di Ziska e Francesca che imprecavano contro Procione e, sì, Maledetto Procione potrebbe essermi sfuggito. Qualche volta.

That’s all all Folks. O almeno that’s all di quello che io so sui procioni. E  mica sono il National Geographic. è___é

Se i bambini sono il nostro futuro allora noi siamo molto ma molto autolesionisti

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Nel Mondo
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I BAMBINI E LA GUERRA.
Non mi è facile scrivere questo post. Certe immagini e certe parole mi colpiscono talmente nel profondo che va a finire che non vedo più bene lo scermo e senza che me ne accorga mi ritrovo lacrimoni grossi come biglie che mi scivolano lungo il volto.

A volte fa talmente male che mi domando come facciano i potenti della terra a sopportarlo senza sentirsi distruggere dentro da un orco che ti scava nell’anima.
Forse semplicemente certe persone non hanno anima.

Leggo dal sito dell’Unicef quanto segue
Più di 2 MILIONI di bambini sono morti a causa dei conflitti armati nel mondo. Nell’ultimo decennio.
Più di 6 MILIONI di bambini sono stati feriti gravemente o hanno riportato danni permanenti a causa dei conflitti armati nel mondo. Sempre e solo nell’ultimo decennio.
Più di un MILIONE di bambini sono diventati orfani o sono stati separati dalle proprie famiglie nel corso dei conflitti armati nel mondo, sempre nell’ultimo decennio.
Ogni anno muoiono a causa delle mine antiuomo tra gli 8.000 e i 10.000 bambini

Si stima inoltre che 300.000 bamini soldato, ragazzi e ragazze minori di 18 anni, sono coinvolti in più di 30.000 conflitti in giro per il mondo. I bambini soldato vengono utilizzati come combattenti, messageri, trasportatori e … per soddisfare i desideri sessuali degli altri soldati. Alcuni vengono rapiti, altri vengono indotti ad unirsi alle truppe a causa dell’estrema povertà in cui versano o per vendicarsi di violenze subite da loro e dai loro familiari. Come a dire che la violenza corrode e genera violenza? Parrebbe. Incredibile eh?

Dalla seconda guerra mondiale sino ad oggi, il 90% delle vittime di guerra sono civili, la metà dei quali bambini. La guerra ha abbandonato le trincee e ha invaso città, villaggi, scuole ed ospedali. Negli ultimi 65 anni la guerra ha subito un mutamento, perchè le guerre non si fanno più per conquistare un territorio, ma per sconfiggere un nemico ed annientarlo: sconfiggere ribelli che chiedono l’indipendenda, i seguaci di una fede diversa, una minoranza etnica che inquina la “purezza” della razza (Adolf l’avresti mai detto?).
Per questo donne e bambini non sono più soggetti neutri da proteggere e non cinvolgere, ma diventano bersagli da colpire. Così lo stupro etnico diventa uno strumento per ferire ed umiliare l’avversario impedendo la riproduzione del nemico e la morte dei bambini innocenti diventa un mero calcolo di convenienza: eliminare i neimici di domani. Anche arruolare bambini per uccidere altri bambini rientra in tale logica.

Cosa voglio dire? Non lo so. Non riesco a fare un commento ragionato ed asettico, francamente. Però mi viene da pensare che non riusciremo mai eliminare i conflitti armati se continuiamo a crescere la futura popolazione mondiale a suon di bombe, mortaio e stupri di massa.

I BAMBINI E LA FAME

Ogni anno muoiono, nel mondo, 8,1 milioni di bambini tra 0 e 5 anni. Circa 22 milioni ogni giorno. Oltre 6000 al minuto. Circa 100 ogni secondo.
Tra questi, 1 bambino su 3 muore di fame.
A causa della malnutrizione un bamnino ha maggiori possibilità di sviluppare ritardi mentali e di contrarre malattie. Quasi sempre infatti, dietro la morte di un bambino per polmonite o dissenteria, c’è una storia di malnutrizione

Si stima che i bambini sotto i 5 anni che soffrono una qualche forma di malnutrizione siano circa 200 milioni.
Nel Sud del mondo un neonato su sei pesa meno di 2,5 chili. Con il passare dell’età il numero di bambini sottopeso sale e il rapporto è di uno a quattro.
I bambini sottopeso sono 9 volte più a rischio di morte precoce rispetto bambino normalmente nutrito.

Al mondo ci sono circa 2,1 MILIARDI di bambini, circa il 30% della popolazione mondiale. Sono loro il nostro futuro. Che noi calpestiamo, a vario titolo, giorno dopo giorno.

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In Italia
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E in Italia? Certo non siamo ai livelli dello Zimbawe. Ma le cose, pare, non sono rosee.
Il rapporto UNICEF “Bambini e adolescenti ai margini” è il risultato di un’indagine comparativa dei 24 paesi dell’area OCSE sulle diverse dimensioni del benessere dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.

L’Italia è al 21esimo posto, seguita da Grecia e Stati Uniti. Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svizzera sono invece i paesi più virtuosi, ovvero quelli in cui la “forbice” della disuguaglianza tra i bambini è la più sottile.

Se volete leggere, qui c’è la scheda completa del rapporto riguardante l’Italia.

In sintesi dice che siamo agli ultimi posti su tutto, dal benesse materiale all’istruzione alla salute (LA SALUTE gente. In Italia. Parliamone).

Nei paesi con disuguaglianze più elevate, i bambini più svantaggiati sono a rischio di esclusione sociale, a rischio di rimanere al margine nella società in cui vivono e restare lontani dai livelli di benessere normali per il loro paese.

La cosa si stupisce? Alzi la mano ci dice NO o/

ps.: fatelo un giro sul sito dell’Unicef, si imparano tante cose.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro

La costituzione italiana ha 63 anni, ma questo non vuol dire che sia prossima all’età pensionabile.

I primi 12 articoli della nostra Costituzione definiscono i Principi fondamentali, e che si riteneva sino ad oggi, politicamente e dottrinalmente, fossero intoccabili, perchè definiscono quella che è la base fondamentale del nostro essere come Stato e come Nazione.

Pare invece che qualcuno inizi a non considerarli più così intoccabili, e così si sta pensando ad una revisione dell’articolo Primo della Costituzione, per cui “l’italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro,La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Nelle intenzioni di alcuni infatti dovrebbe recitare che “L’italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale”.

Sorvoliamo per il momento sul fatto, non marginale, che non si sa bene che fine farà la parte che recita che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e  nei limiti della costituzione.
In questo modo viene meno il principio fondamentale dell’uguaglianza dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, affinchè chi detiene il potere in parlamento non debba sottostare ad alcun controllo da parte di chicchessia. Le leggi espresse dal parlamento non avranno più alcun controllo da parte dell’autorità giudiziaria di qualsiasi ordine e grado; ancora una volta, si tenta di dare una spallata alla giustizia per garantire l’impunità di UNO contro il diritto di MOLTI.

Che questo UNO si chiami Silvio Berlusconi ovviamente non stupisce nessuno.
Che questa proposta avvenga dopo i recenti scontri politici (contro i quali persino il sempre silenzioso Napolitano s’è schierato!) con un uomo del Pdl, che si è permesso di insultare la magistratura tutta e le vittime VERE dei brigatisti rossi (e neri), è semplicemente un altro passo verso l’abbrutimento della nostra democrazia iniziato il giorno in cui il nano malefico ha deciso di “scendere in campo”. Stranamente tale decisione fu presa quando il precedente Patron di Arcore, l’ormai praticamente beato Bettino Craxi, decise di partire verso i lidi Tunisini pur di non affrontare le condanne per corruzione e finanziamento illecito che lo attendevano in Italia.

E quindi? Niente. Ancora una volta spero che qualcuno si ricordi di avere un po’ di sale in zucca e si eviti questo scempio.
Nel frattempo, ritengo che un generale ripasso dei principi fondamentali della nostra Costituzione non faccia poi tanto male. No?

E quindi, siore e siori, ecco a voi

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. 

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

 Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici

Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

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Curiosità. Tempo fa un mio vicino di casa, mi fece avere il testo della Costituzione della Repubblica Romana, approvata il 3 luglio 1849, mentre l’esercito francese assediava Roma per riportare Pio IX sul trono. Si tratta di uno dei documenti costituzionali più democratici e laici per i tempi in cui fu scritto e che, a ben vedere, sembra sia stata di ispirazione per i nostri padri costituenti.

Vi riporto qui i principi fondamentali

I.
La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

II.
Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

III.
La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

IV.
La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l’italiana.

V.
I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.

VI.
La piú equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello Stato è la norma del riparto territoriale della Repubblica.

VII.
Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.

VIII.
Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.

Per chi volesse leggere il testo integrale, vi rimando a questo collegamento

 

Fonti rinnovabili, risparmio energetico. Parole che non si sentono spesso in giro…

L’Italia è un paese strano, ma questo lo si sapeva. Siamo “contro” sempre e comunque, “pro” mai, anche a costo di essere incoerenti. Non vogliamo l’inquinamento, non vogliamo il nucleare e non vogliamo le rinnovabili. Non vogliamo impianti di produzione energetica più o meno invasivi qui da noi, però non vogliamo pagare gli elevati costi di importazione dall’estero. Siamo il classico caso di chi vuole la botte piena e la moglie ubriaca, risultato che, come sanno anche i girini, puoi ottenere solo affogando la moglie dentro la botte di vino. Il che non è molto efficiente. Seppure efficace.

Il rapporto del Nimby Forum, curato dall’Agenzia di ricerche informazioni e società (Aris), ha riscontrato che ben 10 dei 24 progetti di ogni comparto e genere ritirati per le proteste erano, infatti, progetti derivanti da impianti a fonti rinnovabili. “Chi alza le barricate contro gli impianti inquinanti, spesso si ritrova a manifestare anche contro centrali ‘pulite’, se queste sono previste nel proprio Comune”, dice Alessandro Beulcke, presidente dell’Agenzia.
Perchè avviene ciò? Perchè tutto in Italia è politicizzato, e si strumentalizzano le paure (e l’ingoranza) delle persone.

Si teme per la propria salute, per l’impatto sul paesaggio, sul proprio stile di vita, sulle proprie risorse economiche (agricole, turistiche eccetera).
Eppure norme stringenti come per la costruizione di impianti eolici e fotovoltaici non esistono per altri tipo di impianti: non ad esempio per il nucleare.

Io la penso così.
Siamo nella merda (scusate la metafora). Le fonti fossili e il gas naturale non riusciranno a garantirci il sostentamento energetico ancora per molto. Probabilmente già durante il corso della mia vita si assisterà al loro totale esaurimento. E benchè mi piaccia sentirmi immortale o comunque immaginare di avere una vita MOLTO ma MOLTO lunga, in realtà in termini assoluti si tratta di un tempo brevissimo.

Che possiamo fare quindi? Innanzitutto investire. Investire in ricerca, come si sta facendo con il progetto Iter, per sempio, e investire nelle energie pulite. Ad oggi meno del 10% dell’energia utilizzata in Italia proviene da fonti rinnovabili. Perchè sono inefficienti? No. Perchè semplicemente ci sono pochi impianti, e quindi una bassa produzione di energia.
Magari se investissimo riusciremmo a far aumentare quella percentuale. Magari non arriverà al 100% ma ci permetterebbe di dismettere impianti obsoleti, meno efficienti, più rigidi e inquinanti che oggi ancora utilizziamo.

E potremmo investire sull’efficientamento energetico. Non solo le grandi imprese (che così risparmierebbero anche dei soldi sulla bolletta) ma anche noi, in casa. Sostituire le lampadine ad incandescenza con quelle a basso consumo o a led, dotare tutte le apparecchiature elettroniche di ciabatte intelligenti che si spengono quando glia pparati non vengono utilizzati (e che rimangono perennemente in stand by), acquistare elettrodomestici con classe di efficienza superiore, ridurre il riscaldamento in casa in inverno anche solo di un grado. Cose di questo genere. A noi non cambiano la vita ma farebbero ridurre sensibilmente i nostri consumi (e ci farebbero anche risparmiare qualche soldino, nel tempo).

Poi potremmo pensare alle sofisticazioni tipo investire, pesantemente, a livello nazionale per la creazione di reti elettriche intelligenti che permettano di spalmare i picchi di energia durante tutto l’arco della giornata, semplicemnete avvertendoci degli stessi e consentendoci di gestire da remoto gli elettrodomestici di casa: postporre una lavatrice, fermare la lavastovieglie, abbassare i termosifoni. Per dirne una.

Investire in politiche per il riciclaggio dei rifiuti, in maniera concreta però, efficace e comoda per gli utenti finali.

Servono soldi per fare questo? Certo. Si tratta di decidere. Ogni anno il governo fa investimenti. Invece di investire sul nucleare si potrebbe investire su qualcosa di alternativo, sano, innovativo e più premiante nel lungo periodo.

Nucleare, i motivi del mio no

In vista del prossimo referendum e in seguito a quello che sta di fatto succedendo in Giappone, vorrei un po’ parlare di cosa penso del nucleare e del settore energetico in generale.

Come forse qualcuno di voi sa, lavoro per una società di consulenza e da un anno a questa parte ho abbandonato il settore delle telecomunicazioni per occuparmi dell’Energy. Nel passaggio mi sono ritrovata in mezzo a cose noiose assai (analisi di settore, bilanci, indici e via discorrendo) ma anche a tematiche molto più interessanti quali “risparmio energetico” e “fonti rinnovabili”.
Su questi due temi, però, intendo tornare tra poco.

Innanzitutto parliamo di Nucleare. E iniziamo con il dire che io sono contraria alla costruzione di nuove centrali in Italia (ma dai?), per due ordini di problemi.

Il primo (legato però a filo doppio al secondo, vedremo poi come), di grande attualità, è quello degli incidenti e del rischio contaminazione. Gli incidenti sono rari. Sì sono condizioni ben particolari. Sì sì vabbè vabbè. Però ci sono. Ne è bastato UNO, nel 1986, per rendere chilometri e chilometri quadrati di terra inabitabili e inavvicinabili per centinaia di anni, e per provocare conseguenze tante e tali sulla salute delle persone che abitavano in prossimità del disastro, che ancora oggi, a distanza di 25 anni, continuano a mietere vittime. Per dirne una, ancora oggi in Italia accogliamo bambini dall’Ucraina che possono così passare un’estate salutare lontano da ambienti malsani. Radioattivi. Fukushima, che ve lo dico a fare? Stiamo ancora qui ad aspettare che giunga un qualche verdetto.
Ma gli incidenti sono solo quelli di Chernobyl e Fukushima? No. Nel corso della storia vi sono stati diversi incidenti, di maggiore o minore entità, che hanno interessato diverse centrali nucleari in giro per il mondo: dalla Russia agli Stati uniti, passando per Francia e Giappone.

L’AIEA (l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica) ha stabilito una scala di gravità degli eventi possibili in una centrale nucleare che si articola come segue
Livello 0 (deviazione): evento senza rilevanza sulla sicurezza.
Livello 1 (anomalia): evento che si differenzia dal normale regime operativo, che non coinvolge malfunzionamenti nei sistemi di sicurezza, né rilascio di contaminazione, né sovraesposizione degli addetti.
Livello 2 (guasto): evento che riguardi malfunzionamento delle apparecchiature di sicurezza, ma che lasci copertura di sicurezza sufficiente per malfunzionamenti successivi, o che risulti in esposizione di un lavoratore a dosi eccedenti i limiti e/o che porti alla presenza di radionuclidi in aree interne non progettate allo scopo, e che richieda azione correttiva. esempi: l’evento di Civaux, Francia (1998) e di Forsmark, Svezia (2006).
Livello 3 (guasto grave): un incidente sfiorato, in cui solo le difese più esterne sono rimaste operative, e/o rilascio esteso di radionuclidi all’interno dell’area calda, oppure effetti verificabili sugli addetti, o infine rilascio di radionuclidi tali che la dose critica cumulativa sia dell’ordine di decimi di mSv.
Livello 4 (incidente grave senza rischio esterno): evento causante danni gravi all’installazione (ad esempio fusione parziale del nucleo) e/o sovraesposizione di uno o più addetti che risulti in elevata probabilità di decesso, e/o rilascio di radionuclidi tali che la dose critica cumulativa sia dell’ordine di pochi mSv.
Livello 5 (incidente grave con rischio esterno): Evento causante danni gravi all’installazione e/o rilascio di radionuclidi con attività dell’ordine di centinaia di migliaia di TBq come 131I, e che possa sfociare nell’impiego di contromisure previste dai piani di emergenza. Esempi: l’incidente di Three Mile Island, USA (1979) e l’incidente di Windscale, Gran Bretagna (1957).
Livello 6 (incidente serio): evento causante un significativo rilascio di radionuclidi e che potrebbe richiedere l’impiego di contromisure.
Livello 7 (incidente molto grave): evento causante rilascio importante di radionuclidi, con estesi effetti sulla salute e sul territorio.
esempi: L’incidente di Chernobyl, URSS (1986) e l’incidente di Fukushima, Giappone (2011).

Questo per dire che una centrale nucleare non è un meccanismo perfetto in cui l’incidente può capitare solo in caso di grave imprevisto come nel caso di Fukushima o per palese stupidità umana come nel caso di Chernobyl. Nelle centrali Nucleare gli incidenti capitano, come OVUNQUE.

Il secondo tema che mi porta a dire NO al nucleare è quello relativo al costo economico E sociale di gestione di un impianto del genere. Leggendo in giro ho trovato una formula molto interessante che, effettivamente, risponde anche alla mia visione del problema. Ma soprattutto cerca di dare una spiegazione che non si basi solo sui “sentimenti” ma su logiche economiche (molto semplici da spiegare e capire) e sociali.

Per valutare un impianto nucleare, ma più in generale di un impianto qualsiasi, si può utilizzare la seguente formula
V = E -C -S -pD
V è il valore dell’impianto calcolato lungo un dato orizzonte temporale. Ora, a logica, dovrebbero essere scartate tutte le ipotesi di investimento la cui V sia negativa. E può essere negativa perchè V non è solo uguale ad E, dove E è la quantità di energia prodotta valutata ai prezzi di mercato, lungo l’intero arco temporale di vita dell’impianto. Ma è uguale ad E meno una serie di altre cose. Quali?
C = l’insieme dei costi di manutenzione, operazione, materie prime, ammortamenti, eccetera
S = costo di smaltimento finale dell’impianto
pD = probabilità (p)che un incidente provochi dei danni valutati in D

Per intenderci, in S abbiamo tutti i costi di smaltimento delle scorie prodotte durante la vita dell’impianto; scorie che, ad oggi, possiamo solo nascondere nel modo (si spera) migliore possibile in attesa del decadimento radioattivo delle stesse, che può durare anche SECOLI. In S vanno messi in conto anche tutta una serie di costi o rischi sociali; non solo DOVE mettiamo le scorie, quanto costa metterle in sicurezza e per quanto tempo, ma anche quale rischio c’è di mala gestione delle stesse. In un paese dove la mafia e la camorra intrallazzano anche per lo smaltimento dei più banali e meno redditizi rifiuti urbani, non oso pensare cosa potrebbe accadere. Non solo, ma oggi abbiamo già degli esempi di gestione criminale di scorie radioattive: ad esempio le scorie prodotte dagli ospedali. Ad oggi lo smaltimento di tali scorie è in mano, spesso, alla camorra. Perchè? Perchè smaltire le scorie pericolose costa e costa pure tanto. Quindi le strutture pagano fior fior di soldi ad aziende specializzate affinchè se ne occupino e le mettano in sicurezza. Purtroppo capita che vi siano aziende poco serie e poco sicure che si intascano i soldi ma, invece di investire in operazioni di smaltimento sicure ed efficaci, preferiscano prendere ed interrare tutto come capita, o gettare il tutto in mare, oppure prendere impacchettare e spedire a qualche paese del terzo mondo dimenticato da dio e dagli uomini e cazzi loro.  Ci sono poi i costi di smaltimento dell’impianto alla fine del suo ciclo di vita. Che ok, durerà pure trent’anni ma poi? Non è dato sapere.

pD indica una probabilità (di incidente) moltiplicata per il possibile danno valutato in D (danno economico e sociale. Anche il sociale ha dei costi sapevatelo). E anche se è vero come è (dicono) vero che le centrali di IV generazione sono più sicure per tutta una serie di motivi, tale probabilità non potrà mai essere pari a zero. Il danno potrebbe essere minimo come è stato per incidenti di minore entità avvenuti in passato, o avere effetti catastrofici come Chernobyl e Fukushima. Anzi, di fatto, ad oggi, i danni prodotti dall’incidente di Chernobyl sono incalcolabili.

E allora? Allora No. Mi spiace io non ci sto. Per me e per qualsiasi persona sana di mente e in grado di fare 2+2 quella V non sarà mai in positivo.

Però il problema c’è: i combustibili fossi non dureranno in eterno, anzi, hanno le ore contate. Che fare?
Ecco, ci sono due argomenti di cui si sente parlare poco e male: energie rinnovabili e risparmio energetico. Ma di questo, di quel che so e di quel che penso, vi parlerò nel prossimo articolo.

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Approfondimento sul nucleare
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Per chi volesse un’ulteriore approfondimento e avesse un po’ di tempo, consiglio di guardare il video di Report che parla del Nucleare in Francia e spiega perchè, in Italia, non porterebbe alcun vantaggio economico all’utente finale (altra storia che ci raccontano per farci accettare di costruire queste benedette centrali). La puntata è quella del 29 aprile 2009
Su youtube potete trovare il reportage 
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta e ultima parte

Quello che i politici non dicono (Referendum 12-13 giugno 2011)

Quanti di voi sanno che il 12 e 13 giugno giugno si votano, in Italia, i referendum abrogativi?
Ecco, io con una punta di vergogna ammetto di averlo scoperto solo oggi. Eh. shame on me.
Hummm…
Ma davvero shame on me? Perchè ok, io non guardo la TV (per buon gusto più che altro) però i giornali li leggo, internet lo navigo (oh, se lo navigo) ma di questa roba letto zero (o quasi).

Oggi arriva in posta una mail della mia mamma. Ed io già lì a malignare ah, ecco vedo che si è fatta intortare nuovamente con un’altra bufala e già c’avevo pronto il link ad attivissimo.

E invece no. Invece ho scoperto quanto segue. Che nessuno dice, o pochi dicono, sia al governo (ma và?) che all’opposizione. Cioè, parliamone. Non stiamo parlando di referendum sull’acqua di rose, ma su tre argomenti uno zinzino importanti:

– Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione
– Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma
– Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme
– Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale

Ok, detta così… de che stamo a parlà?
Volendo vi posso fare copia/incolla del testo completo dei quesiti, ma francamente per quello vi rimando a questa lista nella pagina di Wikipedia.

Per chi vuole capire per cosa stanno tutti quei caratteri messi lì apparentemente a casaccio, in un formalissimo quanto inutilissimo burocratese, cercherò di fare un po’ di luce. Per me, prima di tutto. E già che ci siamo metto a fattor comune quello che credo di aver capito

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PRIMO QUESITO
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Il primo quesito sulla privatizzazione dell’acqua riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Si chiede, in pratica l’abrogazione della legge che, di fatto, privatizza l’acqua pubblica, ossia i bacini di raccolta e gli acquedotti. Sino all’entrata in vigore di tale legge, infatti, gli acquedotti venivano gestiti da un’ente pubblico, con analisi periodiche e tariffe contenute.
Con l’entrata in vigore di tale legge alcune regioni hanno dato gli acquedotti in gestione a società private, con un aumento delle tariffe esponenziale (in molti casi triplicate) senza che vi sia stato un amento di efficienza del servizio (le perdite, annoso problema del sistema di trasporto, sono rimaste tali e quali) o di migliori garanzie sul trattamento dell’acqua, anzi, sono state riscontrate diminuzioni in termini di qualità e della purezza dell’acqua stessa.

Chi voterà sì, vuole che venga abrogata la legge in questione sulla privatizzazione. Chi voterà no, vuole che tutto rimanga così com’è

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SECONDO QUESITO
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Il secondo quesito riguarda sempre l’aqua, ma in questo caso specifico la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso si vota per un’abrogazione parziale della norma, e in particolare l’articolo della legge citata che consente ai privati di stabilire aumenti di tariffe in seguito a investimenti effettuati. Il rischio è che investimenti inesistenti o gonfiati vengano utilizzati come giustificativo per aumenti sconsiderati delle tariffe, come già avvenuto.

Chi voterà sì, vuole che venga abrogata l’articolo della legge in questione sugli aumenti tariffari. Chi voterà no, vuole che tutto rimanga così com’è.

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TERZO QUESITO
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Il terzo quesito riguarda il nucleare e in particolare di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno.
Il quesito chiede la cancellazione di circa 70 norme contenute in provvedimenti che, con il Governo Berlusconi, prevedono il rilancio del nucleare italiano. Inutile ricordare che quelle decisioni sono state prese dal Governo ignorando completamente la consultazione referendaria del 1987 in cui gli italiani si espressero già contro il ritorno delle centrale nucleari in Italia.
Non solo, con la scusa della “procedura urgente” si era messo in moto nei mesi scorsi tutto un meccanismo di leggi e regolamenti che consentiva, per dirne una, di fare le centrali anche contro la volonta’ delle popolazioni locali e delle Regioni.
Ora, la Corte Costituzionale ha reso obbligatorio, ma NON vincolante, il parere delle regioni. Bella prova: la sintesi è, sì ho l’obbligo di stare a sentire quello che dite ma fondamentalmente me ne frego e vado avanti per la mia strada

Chi voterà sì, vuole che non ci siano centrali nucleari in Italia (o che quanto meno si abbia il diritto a dire “no, dietro casa mia, no grazie”). Chi voterà no, vuole che tutto rimanga così com’è.

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QUARTO QUESITO
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Il quarto quesito riguarda il ben noto legittimo impedimento.
Dopo aver dichiarato parzialmente incostituzionele la legge sul legittimo impedimento, la Corte di Cassazione ha autorizzato lo svolgimento del referendum abrogativo. Chi ben comincia…
La legge per cui è richiesta l’abrogazione consente agli avvocati del Presidente del Consiglio di ritardare le udienze in tribunale del loro assistito per motivi istituzionali. Ora, la norma è stata un attimino abusata e il nostro presidente del consiglio, o meglio i suoi avvocati l’hanno invocata non solo per importanti impegni istituzionali, ma anche per modeste inaugurazioni di piccole operte pubbliche ignote ai più. La Corte Costituzionale, onde evitare tale abuso, ha dato facoltà ai giudici di decidere, caso per caso, se l’impedimento del premier è legittimo, ossia se egli è impegnato su faccende serie di interesse pubblico, oppure no. Ok. Però questo comporta lavoro aggiuntivo per la magistratura con il rischio di dilatare ulteriorimenti i tempi dei processi e comportando il rischio di farli cadere in prescrizione.
Chi vuole l’abrogazione di tale norma ritiene che essa ponga il presidente del consiglio in unaposizione di superiorità rispetto agli altri cittadini, disattendendo il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinnanzi alla legge.

Chi voterà sì, vuole abrogare quello che viene visto come un indebito privilegio. Chi voterà no, vuole che tutto rimanga così com’è.

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Nota dell’autrice
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C’è chi vorrebbe che i cittadini considerassero il voto come un diritto, che è vero, dimenticandosi che è anche un dovere. Andare a votare, anche se fuori c’è il sole e il mare ci richiama un po’ tutti, è un dovere per ognuno di noi che viene chiamato, di fatto, ad esprimere un’opinione su un tema importante. Il NON voto non è un’opinione. La scheda bianca è un’opinione. L’astensione no. L’astensione è “me ne frego”. Che in una società civile non deve esistere. E’ come se un medico dicesse “me ne frego” di operare un paziente ammalato, o un avvocato dicesse “me ne frego” di presentarmi all’udienza del mio assistito. Il fatto che queste due cose siano sanzionate e l’astensione dal voto no, non significa che sia diverso.
Anche perchè, far fallire il voto per assenza di quorum, significa buttare nel cesso soldi che, veramente, è uno schiaffo alla miseria (nostra)

Disclaimer: i sunti di cui sopra non sono tutti farina del mio sacco. Per capirci qualcosa ho letto on line diversi blog, articoli e riviste (compresa la mail della mamma di cui sopra) ed ho preso spunto un po’ qui un po’ lì. Quindi ringrazio tutti coloro che si sono sbattuti, ben prima di me, per diffondere nella rete e non solo, una spiegazione logico/semantica (aka leggibile) di quello che dovremo andare a votare. Thank’s to all