Back again (volare-oh-oh cap 2)

Niente sono di ritorno.
No ovviamente questo posto non è scritto in diretta ma sempre da me, sempre da casa, sempre col culo sulla solita poltrona.

Sempre per lo stesso motivo scaramantico. Ovviamente.

Sì, sono patologica.

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Questo Articolo è stato pubblicato da Francesca

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Volare oh oh

Parto. Oggi. Anzi, probabilmente ORA, che quando leggerete questo io starò nella sala d’attesa dell’aeroporto a cagarmi sotto dalla paura, ingurgitando quintalate di valeriana dispert e passando il mio tempo a farmi tali e tante seghe mentali che nemmeno un quindicenne voglioso.
Scrivo questo post per scaramanzia sappiatelo e per esorcizzare quello che è un vero e proprio momento no per me. Il decollo. Continua a leggere

Estrogeni

Chi mi conosce sa che non sono il tipo da “migliore amica”, con quelle cose del tipo facciamo shopping assieme, leviamoci a vicenda le cuticole e spettegoliamo di mezza roma nord fino a diventare afone.

Perchè innanzitutto sono una dannata misantropa nel senso lato del termine e mi trovo più a mio agio nello stare per cazzi miei che in mezzo alla gente (anche se a volte sono talmente social da attaccarmi alle persone stile cozza allo scoglio. Fa parte del mio essere bipolare. Ingnoratemi e campate felici), poi perchè essendo cresciuta con una pletora di maschi attorno mi trovo più a mio agio con loro che non con gli espondeti del gentil sesso e infine perchè ho beccato più inculate dalle amiche che da una squadra di calcio di ex fidanzati stronzi e bastardi dentro. Continua a leggere

Older and (hopefully) wiser

Se qualcuno oggi mi chiede l’età, fatico un attimo a focalizzare.

cioè ho 32 anni. T.r.e.n.t.a…d.u.e.

Quanti me ne sento? Venti a dire tanto, pur essendo una persona diversa (non moltissimo però) da quella che ero a vent’anni. L’età conferisce una certa sicurezza, va da sè, ma neanche troppa. Conferisce sicurezza nell’affrontare situazioni ormai già note, nelle relazioni interpersonali tra coetanei e non. Certo non ti prepara a gestire l’imprevisto. O meglio. Ti prepara a gestire la tua reazione apparente all’imprevisto. Anche se hai delle scatenate scimmie urlatrici nel tuo cervello e quello che pensi è Oh mio dio moriremo tutti, riesci a sfoderare un certo sguardo sicuro e vago, a metà tra l’indifferente e il rincoglionito (sì sì è migliorabile. Ci sto lavorando okkei? riparliamone attorno ai 40) Continua a leggere

Di sopravvvenza, adultitudine ed altre seghe mentali

Anche oggi obiettivo primario della giornata è sopravvivere:

  • Sopravvivere a capi schizzofrenici (tra di loro e anche nel loro cervello. Vi prego, fateci pace). Ma in fondo domani è sabato e sepoffà
  • Sopravvivere al pranzo triste a base di solo minestrone. Ma in fondo sta sera sushi e domani sera gnocco e tigella e sepoffà
  • Sopravvivere a tutti gli impegni che il mio cervello vorrebbe ottemperare ma come al solito, arrivando in bieco ritardo, è tutto un’affanno e un “noncelafaròmai MA ciprovolostesso”. Salvo poi ogni volta mille dubbi e mille “ma avrò fatto bene ad andare avanti lo stesso a testa bassa come mio solito e se poi c’è qualche casino e lo sai che CAZZO dovevi fare questo e non lo hai fatto PORCA TROTA e mo?”

e niente, vo avanti. Così.

Domani si parte, sveglia presto, sulle strade, pare, almeno all’andata, con il sole. Ritorno, non datur. Nel senso che potremmo beccare pioggia ma anche no, sole ma anche no, foschia ma anche no.

Comunque. Giusto per buttarla in caciara, as usual. In questi giorni, leggiucchiando a destra e a manca mi sono iniziata a porre domande che MAI mai quando sei a dieta e con i rodimenti di culo, dovresti porti. Tipo: che donna sono? Che donna voglio essere? Saprò essere un modello un domani per i miei figli o sarò la classica mamma in tuta sfatta e incazzata verso il mondo? No. Non voglio.
Non che mia madre fosse la mamma sfatta e incazzata verso il mondo, intendiamoci. Cioè magari incazzata verso il mondo a volte ne ho avuto il sospetto, ma sfatta, almeno quando ero piccola io, no. Uno dei primi ricordi di mia mamma sono un bellissimo paio di sandali neri con il tacco a spillo con i quali mi accompagnava al parco (temeraria!) la gonna di jeans e le gambe depilate. E ricordo che il laccetto del sandalo le scendeva sempre giù a fare affetto “zoccoletto” invece che sandalo. Che se capita a me oggi sembro una papera con la sciatica e invece su di lei mi piaceva assai e ad ogni costo l’avrei voluta imitare. Per dire, al mare piantavo una rogna da guinnes di primati (non potente, ma resistente: sfiancavo sulla lunghezza, io) se come appena arrivati non mi compravano quei zoccoletti in legno anni ottanta con leggero tacchetto che andavano tanto di moda tra noi bimbe. E avevo otto anni. A pensarci bene la prossima volta che mio marito mi accusa di essere una feticista della calzatura e una shopaolic di settore so quale numero passargli.
No. Mamma s’è sempre truccata, acchittata, curata. Sotto certi aspetti. Sotto altri meno, ma hei, nessuno è perfetto. No. Però mia madre era… Adulta. Di quell’adultitudine a cui io mi sento veramente estranea e allergica. Mia mamma era una adulta massaia e poi massaia/lavoratrice, tutta casa, lava/stira eccetera. Voglio dire se è vero che le bimbe creano il loro modello di femminilità imitando la mamma e se io da piccola aveva solo due oggetti che mi facevano andare ai matti (la mia scopa formato gnappa e le scarpe belle di mamma con cui ciabattavo per casa giocando “alla signora”) credo che quello che intendo dire si spieghi abbastanza da solo.

Magari anche mia mamma era come me eh, non so. Magari anche lei non si sentiva adulta come vedeva adulta la sua di mamma (e mia nonna può essere un esempio perfetto solo per un ufficiale delle SS sappiatelo) e pensava di essere alternativa e ggggiovane. Non so. Però anche oggi, riconfrontandomi con il modello di lei 32enne con una figlia quattrenne ecco… me la ricordo più seria di me, più adulta di me. Non in senso negativo. Ma neanche in senso sempre positivo. Insomma mamma, ma tu sei mai stata incasinata, casinista, con la voglia di sfanculare tutto e uscire a fare tardi con tuo marito e gli amici e farti di spritz o di negroni o quello che c’era negli anni Ottanta, di uscire con le amiche a fare del sano shopping pazzo, avere la casa zeppa zeppa di amici e cose del genere? E se sì, ma perchè non lo hai fatto? E se no, perchè no? Tanto lo so che lo leggi sto blog, mamma, e prima o poi, davanti a una bottiglia o due di martini io e te dovremo fare una chiacchierata di questo genere.

Pensare che, sarà quando sarò ok, ma se non altro per motivi anagrafici indipendenti dalla mia volontà io un domani diventerò madre a un’età più avanzata di quando accadde alla mia, e sentirmi però più ragazzina di lei allora… ecco la cosa mi lascia alquanto perplessa.

P.s.: le foto nel blog torneranno quando mio marito monterà, finalmente, il nuovo hard disk e winzoz 7 e io potrò usare i miei bei programmini di fotoritocco senza far crashare il PC ogni due per tre. e, detto inter nos, si sbrigasse altrimenti investo i soldi delle vacanze per un MacBook Pro.

Sotto la luce giusta

Ammetto che, adesso che finalmente ho il progetto in mano, tiro un sospiro di sollievo. Il progetto dà stabilità all’attività, dà un’obiettivo che va oltre alla giornata contingente, ma soprattutto dà una sede. E almeno fino ad ottobre sappiamo che questa sede è Roma. Ancora una volta, pare, l’abbiamo sfangata.
Non voglio tornare a dilungarmi sul fatto che io odio le trasferte, specie se lontane, specie se a Milano (ma si prospettava anche Genova, non proprio a un tiro di schioppo, ma idealmente per me Milano è peggio, non so perchè), specie se lunghe. L’ho fatto altrove, lo sanno anche i sampietrini di via Nazionale, quindi non intendo tornarvi sopra. Ho cercato e mi sono aggrappata a questo team e a questo cliente con le unghie e con i denti, facendomi il culo a taralle per un solo obiettivo: restare sul cliente, presidiarlo come una cozza attaccata allo scoglio, pur di rimanere qui. Pare che la strategia abbia funzionato. Per ora.
L’altro obiettivo, farmi adottare, aziendalmente parlando, è ancora nel mondo delle idee impossibili, ma è tutt’ora tra i miei obiettivi per il futuro. Perchè mi piace quel che fanno? Naaaa, perchè avrei una fottutissima sede, ecco perà. Cioè mi piace quel che fanno, per carità. Ma mi piace lato consulenza. Mi piace il mio lavoro. Meno gli orari, ma il lavoro sì. Mi piace cambiare ogni tanto prospettive e attività, avere davanti nuove sfide, fare qualcosa di sempre nuovo ma concreto. Per ora, quello con la mia azienda è un matirmonio abbastanza sereno. Vedremo a marzo però, che accadrà.

Questi primi giorni del 2011 stanno passando con una certa qual serenità, quasi in scivolata. La stanchezza c’è, gli imprevisti anche, ma devo dire che riesco a parsarci abbastanza agevolmente attraverso, mentre fino a qualche tempo fa mi sembrava, semplicemente, di arrancare un giorno dietro l’altro su sentieri sconnessi (e indossando scarpe tacco 12, oltretutto).

Domenica scorsa siamo stati a Casperia. E come al solito, di nuovo, mi sono innamorata. Mentre gli altri si sono messi a giocare, io invece, zainetto in spalla, macchinetta al collo e cavalletto sotto braccio, mi sono andata a perdere per i vicoli del paese, inseguendo la luce dorata del tardo pomeriggio invernale.

E comuque, ancora adesso, se guardo il tramonto, spero di intravedere dei draghi in volo

Immagine: Stella, gatta casperiana e coccolona, mi viene incontro al tramonto, immersa nella luce dorata. Foto by Me

Dialoghi (mica poi tanto) immaginari

Francesca: Sapete? Mi ricordo di quando sul mio Blog scrivevo pipponi esistenziali da far rizzare il pelo su per la schiena. Non che io abbia pelo sulla schiena. Era per dire.
Procione: non è che adesso non te li faccia lo stesso, i pipponi esistenziali
Francesca: no dai… parecchio di meno.
Procione: Mah
Francesca: e poi, nel caso, ho imparato a non ammorbare nessuno con eventuali pipponi esistenziali. Questo concedetemelo.
Ziska: Infatti. Rompi solo a noi le scatole in maniera infinita! “ohhh, mio dio e cosa ne è della mia vita”, oppure “Ah! Tutti i miei sogni e i miei desideri, le mie velleità di storica, le mie passioni i miei hobby”
Francesca: perchè non è vero? Lavoriamo come schiavi tutto il santo giorno. E ancora non siamo riusciti, da domenica sera, ad andare a comperare un dannato cartoncino bianco e nero per le foto del gruppo di Next. Vi pare normale?
Procione: magari se la sera non cascassi dal sonno perennemente riusciresti a guadagnare quel po’ di tempo in più per fare le cose di cui ti lamenti non hai il tempo.
Francesca: io non casco dal son..
Ziska: no, fischio! L’altro giorno io e Procione abbiamo fatto i salti mortali per convincere Stefano che stava parlando con te e non con la tua segreteria telefonica
Francesca: Ma io ho bi…
Procione facendole il verso: “Ma io ho bisogno di dormire almeno sette ore perchè altrimenti sono rintronata tutto il giorno”. Ma che c’hai du anni? E tu saresti quella che vorrebbe fare un figlio? Tu?
Francesca: Beh ma ora che c’entra
Ziska: c’entra, bimba bella, che o impari a riposare di meno o t’attacchi. Sappi che IO non ho nessuna intenzione di prendermi cura del marmocchio di chicchessia
Francesca: COME??? Guarda, stronzetta, che in caso sarebbe anche figlio tuo!
Ziska: MIO?!?! Guarda, rincojonita, che io mi sono fatta chiudere le tube di falloppio moooooolto tempo fa. Quindi figlio mio sta ceppa.
Procione: Avete finito, continueremo ancora per molto?
Francesca: E poi vorrei capire come siamo finiti a parlare di figli. Che stanno ancora nel mondo dei sogni, detto tra noi.
Procione: guarda che sei tu che ci stai ripensando da almeno due ore. Da quando tuo padre ti ha chiamato per andare a vedere quella casa al quarto piano
Francesca: Mapperpiacere, ma dai. E poi la casa non basterebbe. C’è ancora il colloquio in banca da fare. Ve lo siete dimenticato quello?
Ziska: Beh, no… ma
Francesca: e poi non è solo questo. Insomma, io sono ancora troppo figlia. Parlo ancora con Gli amichetti immaginari!
Procione: piano coi termini
Ziska: immaginario a chi?
Francesca: sapete quello che intendo dire. Panico per un nonnulla, la pazienza NON è il nostro forte, soprattutto NON il tuo Ziska, e abbiamo talmente tanti progetti di viaggi e cose da fare, tipo il corso di fotografia, finire la dieta, tornare in giappone, fare un corso di lingua giapponese…
Procione: seriamente, Fra, se queste cose vuoi farle non sarà un figlio ad impedirtelo. E poi sei circondata di persone che possono darti una mano, nel caso.
Francesca: e poi io sono una persona coerente e voglio mantenere la mia coerenza. Voglio dire, io che soffro di attacchi di panico, che ho paura della morte da quando ho memoria, che sono pessimista a mille e tutto il resto; che lo metto al mondo a fare un figlio? Non sarei egoista? Certo che lo sarei. Voglio veramente giocare a fare il dio e donare la vita a una persona perchè un domani me lo rinfacci e si renda conto che non gli ho fatto un favore ma gli ho solo ammollato una sonora fregatura? Perchè, guardiamoci negli occhi ragazzi, sta vita è una vera fregatura: inizi a fare cose belle, metti i tassellini per cose veramente fighe tipo i viaggi nello spazio e tutte ste robe, e poi? Se le godranno i tuoi nipoti e tu t’attacchi. Lavori come un disperato per una vita facendo progetti per “dopo” (andare a vivere a Lucca, comprare un casolare, viaggiare ecc) e poi quando finalmente te li puoi godere perchè i figli sono grandi e il lavoro finalmente ti ha consentito di andare in pensione, sei troppo vecchio per goderteli; e poi vogliamo parlare del terrorismo? Dei terremoti?
Ziska: sì e delle invasioni delle cavallette. Fra?
Francesca: che c’è?
Ziska: tu hai solo paura di non essere all’altezza. Tu ti stai cagando sotto all’idea che qualcuno dipenda talmente tanto da te da non poterti più tirare indietro. E quindi ti fai i film, fai finta che non ci stai pensando, fai finta che in fondo non vuoi, che non è il caso, e ti, CI, racconti balle.
Francesca Borbottando: Forse.
Procione: niente forse. E’ così
Francesca: Dite?
Ziska: già
Francesca: E quindi? Che devo fare?
Procione: Niente. Anzi sì, andiamoci a prendere un bel the. Tanto, casomai accadesse, tranquilla che hai nove mesi per abituarti
Ziska sussurrando ironica mentre i tre si avviano alla macchinetta del caffè: è una vita per pentirtene

***Poco dopo, davanti ad una tazza fumante di the***

Ziska: Fra?
Francesca soffiando sulla tazza: Eh
Ziska: Ma poi… ma i gatti?

Immagine: Biglietto di auguri dei 30 anni con I Tre Coinquilini Ziska, Francesca e Il Procione. Foto by me, disegno by quel geniaccio di Martino Palladini. Che però non mi ha fatto anche il biglietto per i 31. E quindi me lo riaspetto ai 32, che son pure quelli pari. No? Marti? Casomai passassi di qui prendi nota 😛