Scialla!

L’altra notte stavo in camera da letto, trafficando al PC per gli articoli del Blog, di Outacst e quanto altro quando sento un “Ahòòòòòòòò!” potente, di diaframma, provenire dalla strada sotto casa.
Risponde un “AhòòòOOOOòòò!”, altrettanto possente, altrettanto di diaframma, dall’altra parte della via. Concludendo con un “Ahò, ma li mortacci tua!”.

No. Amico. Li mortacci TUA.

Ah, ma ricomincerà la scuola. Presto. Molto presto. Ed io riderò. Stronzi ragazzini cianciaclingua demmerda.

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Tutta la verità che volevate sapere sui gatti

Se Stefano legge questo post credo chiederà il divorzio ma dovevo scriverlo. No perchè dopo quasi 10 mesi di convivenza felina occorre fare un bilancio.
Che è positivissimo eh, sia chiaro. Quei due sacchi di pelo (perchè oggettivamente sono due sacchi di pelo visto quanto ne distribuiscono per casa) sono riusciti a conquistarsi un posto nel mio cuore, cosa che non dubitavo. Li ho voluti. Fortissimamente. Contro tutti e contro tutti. Ed ora ci sono ed io, tutto sommato, sono felice così. Stanca – ma TANTO stanca – però felice.

Tuttavia sono qui per fare un po’ di pubblicità progresso, visto che con me non è stata fatta (se non da mio marito che lo so, lo so!, c’aveva ragione). Perché vedo tanta voglia di felinità attorno a me e ciò è bello. Ma tale voglia di felinità va un attimo confrontata con quella cosa chiamata realtà. Una realtà che è fatta, sì, di fusa fusose e coccole coccolose e occhietti vispi e orecchie buffe, ma anche di altro.
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Antropologia applicata alla curiosità

Altrimenti detta “ma perchè ‘n ti fai li cazzi tua?”

Opera in atto unico di Francesca Mazzotta
Interpreti
Ziska: la curiosa
Il Procione: L’incalzante
Francesca: La proprietaria del blog

Scena: interno, tardo pomeriggio

Il sole vagamente aranciato del tramonto romano splende alle spalle dei protagonisti che se ne stanno seduti in terrazza, su delle sedie in ferro battuto, sorseggiando the freddo e pasticcini. Una domanda squarcia però la quiete  Continua a leggere

Famosa, ma anche no!

Stamani ho impiegato qualcosa come mezz’ora per parcheggiare il dueruote. Sì certo come al solito c’erano quelle 3,4 macchine belle stese a occupare il posto di una quindicina di motorini che, se avessi potuto, avrei fatto brillare molto volentieri. Sfortunatamente non avevo con me del C4 e poi, come dire, sarebbe un tantino illegale. Oltre che scomodo (e i detriti?)

Ma non era solo per quello. Un isolato buono della zona, infatti, è stato completamente bloccato e blindato perchè nell’hotel proprio di fronte al mio ufficio ha deciso di alloggiare Hilary Clinton. E quindi niente, è tutto un tripudio gioioso di transenne, forze dell’ordine ed elicotteri vari.

“scusi ma tutto questo quanto durerà?”
“quattro giorni signorì”
“ah”
“ma no scherzo. Due ore ed è finita”
ah.ah.
“AHAHAH, grazie”

E mentre salivo in ascensore pensavo che a me sta vita, tutto sommato, non garberebbe affatto. Non mi piacerebbe per niente essere ricca e famosa se poi la mia vita si ritrovasse ad essere completamente blindata e scortata. Malgrado tutti i soldi e i privilegi di una posizione del genere. Non ce la potrei fare. Una vita completamente priva di spontaineità e di improvvisazione…Brrrr
Penso alle suite d’hotel, ai privilegi, ai corridoi di marmo con i folti tappeti della Casa Bianca e penso che, no, non ne vale proprio la pena. Penso che, sì, avrei le sorti di buona parte del mondo nel palmo di una mano ma non le sorti del mio quotidiano e mi fa strano.

Ora, non tiriamocela eh, non è che la mia vita sia questo tourbillon di vita mondana, impegni, viaggi. Siamo sempre superimpegnati con il lavoro, più desiderosi di goderci un momento di relax che correre come pazzi all’inseguimento della movida. Ma è l’idea, è la consapevolezza che se volessi, se mi venisse il ghiribizzo potrei. Che se volessi, ad esempio, sta sera dopo cena potrei prendere il motorino e andare verso il centro per prendere un gelato a piazza Navola. Che se volessi potrei prenotare ora due notti in un agriturismo in Umbria e sta sera, solo con un cambio ed un pigiama, via partire verso nuovi orizzonti, in scioltezza. Cose così. Insomma mi basterebbe volerlo.

 …

Mi bast… mmm “pronto amore? Che ne pensi se sta sera noi…”

Se i bambini sono il nostro futuro allora noi siamo molto ma molto autolesionisti

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Nel Mondo
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I BAMBINI E LA GUERRA.
Non mi è facile scrivere questo post. Certe immagini e certe parole mi colpiscono talmente nel profondo che va a finire che non vedo più bene lo scermo e senza che me ne accorga mi ritrovo lacrimoni grossi come biglie che mi scivolano lungo il volto.

A volte fa talmente male che mi domando come facciano i potenti della terra a sopportarlo senza sentirsi distruggere dentro da un orco che ti scava nell’anima.
Forse semplicemente certe persone non hanno anima.

Leggo dal sito dell’Unicef quanto segue
Più di 2 MILIONI di bambini sono morti a causa dei conflitti armati nel mondo. Nell’ultimo decennio.
Più di 6 MILIONI di bambini sono stati feriti gravemente o hanno riportato danni permanenti a causa dei conflitti armati nel mondo. Sempre e solo nell’ultimo decennio.
Più di un MILIONE di bambini sono diventati orfani o sono stati separati dalle proprie famiglie nel corso dei conflitti armati nel mondo, sempre nell’ultimo decennio.
Ogni anno muoiono a causa delle mine antiuomo tra gli 8.000 e i 10.000 bambini

Si stima inoltre che 300.000 bamini soldato, ragazzi e ragazze minori di 18 anni, sono coinvolti in più di 30.000 conflitti in giro per il mondo. I bambini soldato vengono utilizzati come combattenti, messageri, trasportatori e … per soddisfare i desideri sessuali degli altri soldati. Alcuni vengono rapiti, altri vengono indotti ad unirsi alle truppe a causa dell’estrema povertà in cui versano o per vendicarsi di violenze subite da loro e dai loro familiari. Come a dire che la violenza corrode e genera violenza? Parrebbe. Incredibile eh?

Dalla seconda guerra mondiale sino ad oggi, il 90% delle vittime di guerra sono civili, la metà dei quali bambini. La guerra ha abbandonato le trincee e ha invaso città, villaggi, scuole ed ospedali. Negli ultimi 65 anni la guerra ha subito un mutamento, perchè le guerre non si fanno più per conquistare un territorio, ma per sconfiggere un nemico ed annientarlo: sconfiggere ribelli che chiedono l’indipendenda, i seguaci di una fede diversa, una minoranza etnica che inquina la “purezza” della razza (Adolf l’avresti mai detto?).
Per questo donne e bambini non sono più soggetti neutri da proteggere e non cinvolgere, ma diventano bersagli da colpire. Così lo stupro etnico diventa uno strumento per ferire ed umiliare l’avversario impedendo la riproduzione del nemico e la morte dei bambini innocenti diventa un mero calcolo di convenienza: eliminare i neimici di domani. Anche arruolare bambini per uccidere altri bambini rientra in tale logica.

Cosa voglio dire? Non lo so. Non riesco a fare un commento ragionato ed asettico, francamente. Però mi viene da pensare che non riusciremo mai eliminare i conflitti armati se continuiamo a crescere la futura popolazione mondiale a suon di bombe, mortaio e stupri di massa.

I BAMBINI E LA FAME

Ogni anno muoiono, nel mondo, 8,1 milioni di bambini tra 0 e 5 anni. Circa 22 milioni ogni giorno. Oltre 6000 al minuto. Circa 100 ogni secondo.
Tra questi, 1 bambino su 3 muore di fame.
A causa della malnutrizione un bamnino ha maggiori possibilità di sviluppare ritardi mentali e di contrarre malattie. Quasi sempre infatti, dietro la morte di un bambino per polmonite o dissenteria, c’è una storia di malnutrizione

Si stima che i bambini sotto i 5 anni che soffrono una qualche forma di malnutrizione siano circa 200 milioni.
Nel Sud del mondo un neonato su sei pesa meno di 2,5 chili. Con il passare dell’età il numero di bambini sottopeso sale e il rapporto è di uno a quattro.
I bambini sottopeso sono 9 volte più a rischio di morte precoce rispetto bambino normalmente nutrito.

Al mondo ci sono circa 2,1 MILIARDI di bambini, circa il 30% della popolazione mondiale. Sono loro il nostro futuro. Che noi calpestiamo, a vario titolo, giorno dopo giorno.

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In Italia
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E in Italia? Certo non siamo ai livelli dello Zimbawe. Ma le cose, pare, non sono rosee.
Il rapporto UNICEF “Bambini e adolescenti ai margini” è il risultato di un’indagine comparativa dei 24 paesi dell’area OCSE sulle diverse dimensioni del benessere dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.

L’Italia è al 21esimo posto, seguita da Grecia e Stati Uniti. Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svizzera sono invece i paesi più virtuosi, ovvero quelli in cui la “forbice” della disuguaglianza tra i bambini è la più sottile.

Se volete leggere, qui c’è la scheda completa del rapporto riguardante l’Italia.

In sintesi dice che siamo agli ultimi posti su tutto, dal benesse materiale all’istruzione alla salute (LA SALUTE gente. In Italia. Parliamone).

Nei paesi con disuguaglianze più elevate, i bambini più svantaggiati sono a rischio di esclusione sociale, a rischio di rimanere al margine nella società in cui vivono e restare lontani dai livelli di benessere normali per il loro paese.

La cosa si stupisce? Alzi la mano ci dice NO o/

ps.: fatelo un giro sul sito dell’Unicef, si imparano tante cose.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro

La costituzione italiana ha 63 anni, ma questo non vuol dire che sia prossima all’età pensionabile.

I primi 12 articoli della nostra Costituzione definiscono i Principi fondamentali, e che si riteneva sino ad oggi, politicamente e dottrinalmente, fossero intoccabili, perchè definiscono quella che è la base fondamentale del nostro essere come Stato e come Nazione.

Pare invece che qualcuno inizi a non considerarli più così intoccabili, e così si sta pensando ad una revisione dell’articolo Primo della Costituzione, per cui “l’italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro,La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Nelle intenzioni di alcuni infatti dovrebbe recitare che “L’italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale”.

Sorvoliamo per il momento sul fatto, non marginale, che non si sa bene che fine farà la parte che recita che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e  nei limiti della costituzione.
In questo modo viene meno il principio fondamentale dell’uguaglianza dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, affinchè chi detiene il potere in parlamento non debba sottostare ad alcun controllo da parte di chicchessia. Le leggi espresse dal parlamento non avranno più alcun controllo da parte dell’autorità giudiziaria di qualsiasi ordine e grado; ancora una volta, si tenta di dare una spallata alla giustizia per garantire l’impunità di UNO contro il diritto di MOLTI.

Che questo UNO si chiami Silvio Berlusconi ovviamente non stupisce nessuno.
Che questa proposta avvenga dopo i recenti scontri politici (contro i quali persino il sempre silenzioso Napolitano s’è schierato!) con un uomo del Pdl, che si è permesso di insultare la magistratura tutta e le vittime VERE dei brigatisti rossi (e neri), è semplicemente un altro passo verso l’abbrutimento della nostra democrazia iniziato il giorno in cui il nano malefico ha deciso di “scendere in campo”. Stranamente tale decisione fu presa quando il precedente Patron di Arcore, l’ormai praticamente beato Bettino Craxi, decise di partire verso i lidi Tunisini pur di non affrontare le condanne per corruzione e finanziamento illecito che lo attendevano in Italia.

E quindi? Niente. Ancora una volta spero che qualcuno si ricordi di avere un po’ di sale in zucca e si eviti questo scempio.
Nel frattempo, ritengo che un generale ripasso dei principi fondamentali della nostra Costituzione non faccia poi tanto male. No?

E quindi, siore e siori, ecco a voi

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. 

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

 Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici

Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

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Curiosità. Tempo fa un mio vicino di casa, mi fece avere il testo della Costituzione della Repubblica Romana, approvata il 3 luglio 1849, mentre l’esercito francese assediava Roma per riportare Pio IX sul trono. Si tratta di uno dei documenti costituzionali più democratici e laici per i tempi in cui fu scritto e che, a ben vedere, sembra sia stata di ispirazione per i nostri padri costituenti.

Vi riporto qui i principi fondamentali

I.
La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

II.
Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

III.
La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

IV.
La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l’italiana.

V.
I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.

VI.
La piú equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello Stato è la norma del riparto territoriale della Repubblica.

VII.
Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.

VIII.
Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.

Per chi volesse leggere il testo integrale, vi rimando a questo collegamento

 

Nucleare, i motivi del mio no

In vista del prossimo referendum e in seguito a quello che sta di fatto succedendo in Giappone, vorrei un po’ parlare di cosa penso del nucleare e del settore energetico in generale.

Come forse qualcuno di voi sa, lavoro per una società di consulenza e da un anno a questa parte ho abbandonato il settore delle telecomunicazioni per occuparmi dell’Energy. Nel passaggio mi sono ritrovata in mezzo a cose noiose assai (analisi di settore, bilanci, indici e via discorrendo) ma anche a tematiche molto più interessanti quali “risparmio energetico” e “fonti rinnovabili”.
Su questi due temi, però, intendo tornare tra poco.

Innanzitutto parliamo di Nucleare. E iniziamo con il dire che io sono contraria alla costruzione di nuove centrali in Italia (ma dai?), per due ordini di problemi.

Il primo (legato però a filo doppio al secondo, vedremo poi come), di grande attualità, è quello degli incidenti e del rischio contaminazione. Gli incidenti sono rari. Sì sono condizioni ben particolari. Sì sì vabbè vabbè. Però ci sono. Ne è bastato UNO, nel 1986, per rendere chilometri e chilometri quadrati di terra inabitabili e inavvicinabili per centinaia di anni, e per provocare conseguenze tante e tali sulla salute delle persone che abitavano in prossimità del disastro, che ancora oggi, a distanza di 25 anni, continuano a mietere vittime. Per dirne una, ancora oggi in Italia accogliamo bambini dall’Ucraina che possono così passare un’estate salutare lontano da ambienti malsani. Radioattivi. Fukushima, che ve lo dico a fare? Stiamo ancora qui ad aspettare che giunga un qualche verdetto.
Ma gli incidenti sono solo quelli di Chernobyl e Fukushima? No. Nel corso della storia vi sono stati diversi incidenti, di maggiore o minore entità, che hanno interessato diverse centrali nucleari in giro per il mondo: dalla Russia agli Stati uniti, passando per Francia e Giappone.

L’AIEA (l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica) ha stabilito una scala di gravità degli eventi possibili in una centrale nucleare che si articola come segue
Livello 0 (deviazione): evento senza rilevanza sulla sicurezza.
Livello 1 (anomalia): evento che si differenzia dal normale regime operativo, che non coinvolge malfunzionamenti nei sistemi di sicurezza, né rilascio di contaminazione, né sovraesposizione degli addetti.
Livello 2 (guasto): evento che riguardi malfunzionamento delle apparecchiature di sicurezza, ma che lasci copertura di sicurezza sufficiente per malfunzionamenti successivi, o che risulti in esposizione di un lavoratore a dosi eccedenti i limiti e/o che porti alla presenza di radionuclidi in aree interne non progettate allo scopo, e che richieda azione correttiva. esempi: l’evento di Civaux, Francia (1998) e di Forsmark, Svezia (2006).
Livello 3 (guasto grave): un incidente sfiorato, in cui solo le difese più esterne sono rimaste operative, e/o rilascio esteso di radionuclidi all’interno dell’area calda, oppure effetti verificabili sugli addetti, o infine rilascio di radionuclidi tali che la dose critica cumulativa sia dell’ordine di decimi di mSv.
Livello 4 (incidente grave senza rischio esterno): evento causante danni gravi all’installazione (ad esempio fusione parziale del nucleo) e/o sovraesposizione di uno o più addetti che risulti in elevata probabilità di decesso, e/o rilascio di radionuclidi tali che la dose critica cumulativa sia dell’ordine di pochi mSv.
Livello 5 (incidente grave con rischio esterno): Evento causante danni gravi all’installazione e/o rilascio di radionuclidi con attività dell’ordine di centinaia di migliaia di TBq come 131I, e che possa sfociare nell’impiego di contromisure previste dai piani di emergenza. Esempi: l’incidente di Three Mile Island, USA (1979) e l’incidente di Windscale, Gran Bretagna (1957).
Livello 6 (incidente serio): evento causante un significativo rilascio di radionuclidi e che potrebbe richiedere l’impiego di contromisure.
Livello 7 (incidente molto grave): evento causante rilascio importante di radionuclidi, con estesi effetti sulla salute e sul territorio.
esempi: L’incidente di Chernobyl, URSS (1986) e l’incidente di Fukushima, Giappone (2011).

Questo per dire che una centrale nucleare non è un meccanismo perfetto in cui l’incidente può capitare solo in caso di grave imprevisto come nel caso di Fukushima o per palese stupidità umana come nel caso di Chernobyl. Nelle centrali Nucleare gli incidenti capitano, come OVUNQUE.

Il secondo tema che mi porta a dire NO al nucleare è quello relativo al costo economico E sociale di gestione di un impianto del genere. Leggendo in giro ho trovato una formula molto interessante che, effettivamente, risponde anche alla mia visione del problema. Ma soprattutto cerca di dare una spiegazione che non si basi solo sui “sentimenti” ma su logiche economiche (molto semplici da spiegare e capire) e sociali.

Per valutare un impianto nucleare, ma più in generale di un impianto qualsiasi, si può utilizzare la seguente formula
V = E -C -S -pD
V è il valore dell’impianto calcolato lungo un dato orizzonte temporale. Ora, a logica, dovrebbero essere scartate tutte le ipotesi di investimento la cui V sia negativa. E può essere negativa perchè V non è solo uguale ad E, dove E è la quantità di energia prodotta valutata ai prezzi di mercato, lungo l’intero arco temporale di vita dell’impianto. Ma è uguale ad E meno una serie di altre cose. Quali?
C = l’insieme dei costi di manutenzione, operazione, materie prime, ammortamenti, eccetera
S = costo di smaltimento finale dell’impianto
pD = probabilità (p)che un incidente provochi dei danni valutati in D

Per intenderci, in S abbiamo tutti i costi di smaltimento delle scorie prodotte durante la vita dell’impianto; scorie che, ad oggi, possiamo solo nascondere nel modo (si spera) migliore possibile in attesa del decadimento radioattivo delle stesse, che può durare anche SECOLI. In S vanno messi in conto anche tutta una serie di costi o rischi sociali; non solo DOVE mettiamo le scorie, quanto costa metterle in sicurezza e per quanto tempo, ma anche quale rischio c’è di mala gestione delle stesse. In un paese dove la mafia e la camorra intrallazzano anche per lo smaltimento dei più banali e meno redditizi rifiuti urbani, non oso pensare cosa potrebbe accadere. Non solo, ma oggi abbiamo già degli esempi di gestione criminale di scorie radioattive: ad esempio le scorie prodotte dagli ospedali. Ad oggi lo smaltimento di tali scorie è in mano, spesso, alla camorra. Perchè? Perchè smaltire le scorie pericolose costa e costa pure tanto. Quindi le strutture pagano fior fior di soldi ad aziende specializzate affinchè se ne occupino e le mettano in sicurezza. Purtroppo capita che vi siano aziende poco serie e poco sicure che si intascano i soldi ma, invece di investire in operazioni di smaltimento sicure ed efficaci, preferiscano prendere ed interrare tutto come capita, o gettare il tutto in mare, oppure prendere impacchettare e spedire a qualche paese del terzo mondo dimenticato da dio e dagli uomini e cazzi loro.  Ci sono poi i costi di smaltimento dell’impianto alla fine del suo ciclo di vita. Che ok, durerà pure trent’anni ma poi? Non è dato sapere.

pD indica una probabilità (di incidente) moltiplicata per il possibile danno valutato in D (danno economico e sociale. Anche il sociale ha dei costi sapevatelo). E anche se è vero come è (dicono) vero che le centrali di IV generazione sono più sicure per tutta una serie di motivi, tale probabilità non potrà mai essere pari a zero. Il danno potrebbe essere minimo come è stato per incidenti di minore entità avvenuti in passato, o avere effetti catastrofici come Chernobyl e Fukushima. Anzi, di fatto, ad oggi, i danni prodotti dall’incidente di Chernobyl sono incalcolabili.

E allora? Allora No. Mi spiace io non ci sto. Per me e per qualsiasi persona sana di mente e in grado di fare 2+2 quella V non sarà mai in positivo.

Però il problema c’è: i combustibili fossi non dureranno in eterno, anzi, hanno le ore contate. Che fare?
Ecco, ci sono due argomenti di cui si sente parlare poco e male: energie rinnovabili e risparmio energetico. Ma di questo, di quel che so e di quel che penso, vi parlerò nel prossimo articolo.

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Approfondimento sul nucleare
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Per chi volesse un’ulteriore approfondimento e avesse un po’ di tempo, consiglio di guardare il video di Report che parla del Nucleare in Francia e spiega perchè, in Italia, non porterebbe alcun vantaggio economico all’utente finale (altra storia che ci raccontano per farci accettare di costruire queste benedette centrali). La puntata è quella del 29 aprile 2009
Su youtube potete trovare il reportage 
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte
Sesta e ultima parte

Tra polemiche e mimose

Ogni anno, assieme ai soliti fiumi di retorica, alla solita statistica sulla violenza femminile e sulla scarsa presenza di donne nei vertici politici e aziendali, arrivano le dichiarazioni programmatiche del “faremo”.

Faremo. Chi farà cosa? Perchè si parla di obbligatorietà di quote rosa nei CDA quando il problema è molto più semplice e terra terra? Il problema principale della discriminazione de genere nasce da un’unica tematica, signori. La maternità.

Quante volte m’è capitato di vedere colleghe arrancare perchè hanno osato andare in maternità? E badate, non in maternità anticipata (e qui si potrebbe aprire tutto un mondo di discussione tra chi si approfitta della situazione andando in maternità al primo segnale di nausea mattutina e quelle che invece dovrebbero ma non possono e via discorrendo…), ma di quei 5 mesi previsti dalla legge per una gravidanza non problematica. Stranamente la carriera inchioda, stranamente qualcuno ti passa davanti per le promozioni, ma, altrettanto stranamente nessuno attribuisce questo problema a una e una cosa soltanto: la maternità. Sei diventata mamma, e quindi sei un’impiegata di serie B.

E quando viene risolta la pratica “parto e sue conseguenze” subentrano altre problematiche quali l’allattamento, le malattie del bimbo, l’assenza o carenza di strutture adeguate agli orari di lavoro fatte dalle mamme… e dai papà.

Ormai mettere al mondo un figlio, più che un fatto naturale come dovrebbe essere in una società sana, è diventato un diritto da difendere, anzi peggio, in molti casi s’è trasformato in privilegio. C’è chi può, e chi non può (a meno di non rinunciare alle proprie velleità di carriera).

Se una donna decide di fare un figlio (e facciamo attenzione alle parole: è LEI che decide di avere un figlio. Il marito o il compagno in tale decisione non sono contemplati, pare. La donna decide ergo il problema è SUO) e improvvisamente si ritrova catafiondata in tutto un mondo di problematiche NUOVE nelle quali è lasciata pressochè da sola.

Una volta messo al mondo il bambino ecco che sorge il primo vero grande problema da affrontare. A chi lo lascio? Per poter tornare a lavoro nei tempi previsti, intorno al terzo/quarto mese di vita del piccolo occorre trovare all’erede una collocazione. Ma a questo punto si entra in conflitto con “il fantastico mondo della burocrazia”. Le domande per i nidi possono essere presentate a Marzo e solo per bimbi nati entro fine maggio (almeno questo a Roma. Ogni comune fa storia a sè. Grande cosa il federalismo). Se il bimbo nasce il 1 giugno niente da fare siore e siori se ne riparla con l’anno nuovo. Perchè non è previsto l’inserimento di bambini in corso d’opera. Classi ponte, (che non sono quelle di mary star) non esistono. Quindi occorre anche prestare attenzione a quando farlo nascere sto ragazzino. Considerando che il periodo di maternità post parto va dai 3 ai 4 mesi direi che la flessibilità è veramente dalla parte delle donne...

E se non rientri in tutti questi palettini temporali? T’attacchi. Brutale ma è così. Non vi sono sovvenzioni per chi è “in attesa di” poter fare la domanda. Se due genitori lavorano e non hanno i nonni accanto ci sono solo DUE soluzioni: nido privato o mamma-resta-a-casa. E non crediate, se due persone lavorano non è che portino a casa questo stipendio megagalattico e aggiungere la quota di un asilo privato al mutuo da pagare (oltre a tutte le altre spese necessarie in una famiglia) inizia a diventare pesante. Così molte donne “scelgono” di protrarre il periodo di maternità, percependo praticamente zero in termini di indennità e/o stipendio e ritrovandosi con una possibile carriera sempre più assimilabile ad un binario morto.

Ma siamo in grande democrazia.

Perchè batto e ribatto su questo tema quando c’è anche altro per cui lottare? Sì forse qualcuno leggendo questo blog avrà intuito che la maternità sta iniziando a diventare un’opzione a breve termine e non più una cosa da fare “da grandi”. Diciamo che ci si sta rendendo conto che “grandi” in teoria, lo si è già da un po’. Ma non è solo perchè il problema inizia, in maniera teorica, a toccarmi da vicino (no mamma non sono incinta, tranquilla). Ma è perchè penso che in una società che non ha rispetto per una cosa così basilare, se non c’è aiuto e sostegno in questo, non si andrà mai da nessuna parte neanche sul resto.
Se non si accetta il fatto che una donna vada aiutata a realizzarsi a tutto tondo, come madre e come professionista, allora possiamo anche andarcene a casa. Se ipocritamente viene attribuita a lei e solo a lei la scelta di prediligere una cosa a scapito dell’altra allora siamo veramente a carissimo amico. E non parlo solo di istituzioni. Parlo di mentalità. Quella mentalità da bar sport, tipica dell’uomo per cui questa è una faccenda che NON lo tocca minimamente.

Noi donne siamo tante cose: siamo mogli, professioniste e mamme. Ma se per l’uomo conciliare questi tre io (marito, professionista e padre) è più semplice per noi non lo è e non è per motivi fisiologici che il gap sussiste. Il problema sussiste perchè è, nell’ordine del giorno, un problema di serie B. E finchè non uscirà dalle “varie ed eventuali” per diventare un punto di discussione nell’agenda politica noi ancora staremo a contare le nostre misere quote rosa come fossero pochi chicchi di riso.

Auguro tanta fortuna alle donne. Auguro a tutte noi un anno fatto di coraggio e di battaglie. Auguro a me e alle mie “colleghe” di avere la giusta dose di rabbia e indignazione per cercare di fare qualcosa che vada oltre il 13 febbraio. Che da lì prenda la voglia ed il coraggio e prosegua con egual forza per cercare, veramente, di cambiare qualcosa. E mi appello anche alle donne nelle camere dei bottoni. Ascoltateci. I nostri problemi non riguardano i massimi sistemi, ma sono molto più pratici e prosaici. Aiutateci a far quadrare il conto delle nostre giornate in termini di soldi e tempo. E avrete fatto metà del lavoro.

Informazione e scelta

La TV che vorrei

Sono ormai tre anni che non guardo più la televisione. Quasi in tacito accordo, con Stefano, non abbiamo mai utlizzato la nostra televisione come tale. Non l’abbiamo mai attaccata ad un cavo di antenna, se non nei rari casi in cui parenti e amici volevano seguire un evento, una partita o che.

In questi tre anni non abbiamo mai sentito il bisogno di attaccare quell’antenna. E ancora oggi proseguiamo così, sereni. Vediamo molti film, molte serie TV, ma scegliendo noi come vedere, cosa, quando. La TV on demand ce la siamo fatta noi, da soli, in questi tre anni. Quali serie TV (spesso anche in che lingua) vedere lo abbiamo scelto noi. Quali film anche. Quali trasmissioni pure. Come? Comprando, banalmente, prodotti altrove. C’è sempre un’offerta da parte di qualche store on line, anche straniero, di blu-ray, cofanetti e via discorrendo. E molti siti, compresa la Rai, permettono di vedere il programma della settimana precedente. In differita, quindi. Ma che mi importa?

In questi tre anni mi sono riappropriata di un diritto che in Italia è sempre più vilipeso: il diritto di scelta. E più leggo o ascolto, notizie del genere, più mi rendo conto di quanto sia terribilmente attuale e necessaria, una pratica nata istintivamente, quasi per caso.

Anche l’informazione io la faccio on line, da me. Navigo, durante il giorno, tra i siti di varie testate, leggendo vari blog, condividendo idee, pensieri e informazioni sui social network. E so. So cosa accade, so cosa pensa il mondo di quel che accade, e il pluralismo diventa, finalmente, qualcosa di reale. La condivisione ha questo potere, sebbene ammetterlo da parte di alcuni, sia fuori discussione.

Così come me, tanti altri. Per questo quando sento parlare di share, di spettatori o che, sorrido. Mi verrebbe da chiedere ai vari autori di bei programmi, spesso stretti in ruoli di meri spettatori di una TV che marcisce dall’interno, perchè non pensano più in grande? Perchè non cercano di scardinare queste logiche perverse andando altrove? Sulla rete, per esempio.

LORO lo hanno capito, ecco perchè, ciclicamente, tentano di regolamentare questa caotica realtà che è internet. Hanno capito che il vero pericolo si annida qui, perchè non possono allungare le loro manacce zozze estenrede il loro controllo totale su quello che nasce come qualcosa di libero e incontrollabile in sè.

A volte mi guardo intorno e mi sembra che il potenziale ci sia e sia enorme, immenso e incompreso. A volte mi sembra di essere parte di un altro mondo, che non comprende e non assimila le logiche di questo; un mondo che è qualcosa di altro, di troppo forse, di astruso, che pensa e agisce in maniera inaccettabile nella realtà dei più, anche di coloro che vorrebbero, veramente, cambiare le cose. Penserete che sono una sognatrice. Ma non solo la sola.

Parafrasando.