Donna Entusiasmo

Mi rendo conto di quanto tempo passa tra un articolo e l’altro ogni volta che entro e che mi ritrovo una nuova dashboard di wordpress, che ultimamente cambia veste grafica “like a girl changes clothes” come diceva la Buona Katie Perry agli inizia della sua carriera.

Come sia. Che sto a fa sto periodo? Ultimamente mi sento molto “Donna Entusiasmo”, poichè, a parte lavorare e sopravvivere al lavoro, cerco, nell’ordine:

  • di andare in palestra
  • di stare a dieta
  • di pittare miniature
  • di fare (e sistemare) fotografie
  • di fare l’uncinetto

La palestra è… beh è l’amoreodio della vita mia. Odio perchè io ODio la palestra. Gli spogliatoi, lo scarso spazio negli armadietti, quel senso di scomodo che accompagna la fase della doccia e dell’asciugatura, perchè NON SEI A CASA TUA. Senza contare la “socialità” forzata a cui ti costringe. Quei discorsi vuoti e inutili quando te, dopo una giornata di lavoro e le ovaie che mediamente vorticano a mille, vorresti solo entrare, fare quello che devi fare e uscire possibilemente senza vedere nessuno, parlare con nessuno, avere tra i piedi nessuno. E invece MACCIAO! Come va? Che hai fatto nel week end? Che è una cosa che odio. ODIO!
Ma amo, ah, sì, AMO Pilates. Quella sensazione di stare a fare qualcosa di il tuo corpo nella calma e placida compagnia di una musica soft. Sudare ma senza avere il fiatone e senza voler uccidere nessuno per il nervoso.

La Dieta. Ah. Hmmm…. sì.

Pittare le miniature. Le mie doti artistiche si sono sempre limitate al “colorare dentro gli spazi” e non sempre con risultati eccellenti. Quindi che caspita ci faccio io con colori e pennelli in mano è qualcosa che esula dalla mia comprensione. Ma tant’è. Credo che sia la dimostrazione che il mio autistico sia nettamente superiore al mio io imbranato. Che non è una cosa di cui sia il caso di bullarsi, me ne rendo conto, però vabbè.

Fare e Sistemare Fotografie. Considerando che ho ancora le foto di Barcellona dello scorso anno che periodicamente fanno la processione notturna al tempio della grande dea Bamboo e al Santuario di Nostro Signore del Photoshop (incrementando i miei sensi di colpa di TROPPO) direi che ho detto tutto. Ma Lucca è quasi completata, Londra anche e quindi forse a breve le loro supplice riceveranno attenzione. No, non badate a quelli là: sono le foto di matrimoni 2011, prima o poi arrivo anche a loro. Magari le regalo agli amici per il Battesimo dei Figli! Potrebbe essere un’idea.

Fare l’uncinetto. Lo so. Non dite nulla. Lo so. Anche io la mattian mentre mi lavo i denti mi guardo allo specchio e mimo in silenzio la parola “uncinetto?!?” con una faccia che più a punto interrogativo di così non è possibile. Eppure sì. Uncinetto. Ma il primo che mi viene a dire “Ah quanto è rilassante lavorare la maglia” gli ficco il numero 4 nella pupilla sinistra. Perchè tra io che navigo tra l’impedito ed il cecato e la coppia felina di casa, i quando tiro fuori i gomitoli i Santi in Paradiso si vanno ad incatenare come meglio possono.
Gatta: Hei un gomitolo!
Gatto: Hei un filo!!
IO: Oh, CAZZO.

E quindi nulla, mi barcameno tra i troppi interessi che vorrei coltivare, il poco tempo che ho per farlo e il sonno, quello sempre onnipresente e atavico che mi attanaglia l’esistenza.

Lo so, lo o, è un post più che inutile. Vi lascio qualche preview di quello che a breve dovrebbe arrivare sulle pagine del flickr.

LONDRA

 

LUCCA

3 anni

Un po’ perché non sapevamo se, come e quando avrebbero dato le ferie a Stefano, un po’ perché c’era Cleopatra che incombeva sul meteo, fatto sta che per il nostro terzo anniversario non avevamo programmato nulla di particolare. Nessun hotel prenotato, nessun volo acquistato. Ci siamo quindi ritrovati questi 5 giorni di vacanza tra le mani senza sapere molto bene cosa farne.

Data la brillante assenza della regina d’Egitto e, anzi, complice un tempo e delle temperature veramente invidiabili abbiamo optato per un “must per tutte le stagioni (basta che non faccia freddo)”: Casperia, che oltre ad essere un luogo bellissimo di per sé, è anche un ottimo campo base per gite che vanno dall’alto lazio, all’Umbria e, perché no, all’Abruzzo.

Mercoledì siamo partiti nel pomeriggio con calma e pigritudine per giungere in tempo per goderci il tramonto sulla vallata e gustarci un sano aperitivo, primo della cena all’immancabile Asprese.

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Back again (volare-oh-oh cap 2)

Niente sono di ritorno.
No ovviamente questo posto non è scritto in diretta ma sempre da me, sempre da casa, sempre col culo sulla solita poltrona.

Sempre per lo stesso motivo scaramantico. Ovviamente.

Sì, sono patologica.

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Questo Articolo è stato pubblicato da Francesca

De Gnocchibus

Tra un sushi bar, uno tzatziki e un pancake (seeee, me piacerebbe!) voglio condividere con voi la mia ricetta per fare gli gnocchi veri. Fatti in casa.

C’è stato infatti un periodo, questo inverno, in cui, complici anche le mie amiche, mi sono ritrovata in piena frenesia da sperimentazioni culinarie di grado avanzato. Quel grado, per intenderci, che prevede la preparazione di un piatto dall’inizio alla fine, impastando e zozzandosi di farina dalla testa ai piedi.
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Volare oh oh

Parto. Oggi. Anzi, probabilmente ORA, che quando leggerete questo io starò nella sala d’attesa dell’aeroporto a cagarmi sotto dalla paura, ingurgitando quintalate di valeriana dispert e passando il mio tempo a farmi tali e tante seghe mentali che nemmeno un quindicenne voglioso.
Scrivo questo post per scaramanzia sappiatelo e per esorcizzare quello che è un vero e proprio momento no per me. Il decollo. Continua a leggere

Tutta la verità che volevate sapere sui gatti

Se Stefano legge questo post credo chiederà il divorzio ma dovevo scriverlo. No perchè dopo quasi 10 mesi di convivenza felina occorre fare un bilancio.
Che è positivissimo eh, sia chiaro. Quei due sacchi di pelo (perchè oggettivamente sono due sacchi di pelo visto quanto ne distribuiscono per casa) sono riusciti a conquistarsi un posto nel mio cuore, cosa che non dubitavo. Li ho voluti. Fortissimamente. Contro tutti e contro tutti. Ed ora ci sono ed io, tutto sommato, sono felice così. Stanca – ma TANTO stanca – però felice.

Tuttavia sono qui per fare un po’ di pubblicità progresso, visto che con me non è stata fatta (se non da mio marito che lo so, lo so!, c’aveva ragione). Perché vedo tanta voglia di felinità attorno a me e ciò è bello. Ma tale voglia di felinità va un attimo confrontata con quella cosa chiamata realtà. Una realtà che è fatta, sì, di fusa fusose e coccole coccolose e occhietti vispi e orecchie buffe, ma anche di altro.
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Antropologia applicata alla curiosità

Altrimenti detta “ma perchè ‘n ti fai li cazzi tua?”

Opera in atto unico di Francesca Mazzotta
Interpreti
Ziska: la curiosa
Il Procione: L’incalzante
Francesca: La proprietaria del blog

Scena: interno, tardo pomeriggio

Il sole vagamente aranciato del tramonto romano splende alle spalle dei protagonisti che se ne stanno seduti in terrazza, su delle sedie in ferro battuto, sorseggiando the freddo e pasticcini. Una domanda squarcia però la quiete  Continua a leggere

Older and (hopefully) wiser

Se qualcuno oggi mi chiede l’età, fatico un attimo a focalizzare.

cioè ho 32 anni. T.r.e.n.t.a…d.u.e.

Quanti me ne sento? Venti a dire tanto, pur essendo una persona diversa (non moltissimo però) da quella che ero a vent’anni. L’età conferisce una certa sicurezza, va da sè, ma neanche troppa. Conferisce sicurezza nell’affrontare situazioni ormai già note, nelle relazioni interpersonali tra coetanei e non. Certo non ti prepara a gestire l’imprevisto. O meglio. Ti prepara a gestire la tua reazione apparente all’imprevisto. Anche se hai delle scatenate scimmie urlatrici nel tuo cervello e quello che pensi è Oh mio dio moriremo tutti, riesci a sfoderare un certo sguardo sicuro e vago, a metà tra l’indifferente e il rincoglionito (sì sì è migliorabile. Ci sto lavorando okkei? riparliamone attorno ai 40) Continua a leggere

DonaBol – Partecipate numerosi

Segnalo questa bellissima e lodevolissima iniziativa di bol.it
Come funziona DonaBol?
Vi iscrivete, selezionate, dal catalogo Bol, i 5 libri che vi portereste su un’isola deserta
In questo modo contribuirete a stilare una classifica di 4.800 titoli che verranno donati alle biblioteche di 4 scuole di Milano, Napoli, Palermo e Torino (e non fate discorsi del tipo “Ah, estiquatsi io sono di Zagarolo chemmefrega”)

A questo punto vi chiedo: quali sono i 5 libri (ma facciamo anche 10) che cascasse il mondo, salvereste dalla distruzione apocalittica? Dura eh?
Per me terribilmente, impacchetterei tutta la libreria. Anzi la libreria di casa mia più quella ancora piena zeppa di volumi (per gioia di mia madre) a casa dei miei. Fate vobis. Però ci ho provato, visto che l’iniziativa mi piace assai.

Come ho stilato la classifica di Bol? Beh, personalmente ho pensato a quei libri che ho letto da ragazzina (o che, ormai adulta, avrei voluto leggere da ragazzina) e che mi hanno lasciato un segno che ancora oggi permane. Ho escluso Harry Potter perchè penso che ormai ce l’abbiano in casa anche i cani. (bellapette Fido!)

  1. Il Signore degli Anelli. Questa pole position per me è imprescindibile: si tratta del LIBRO della mia adolescenza per eccellenza. E’ quel libro che ha fatto da spartiacque tra un’epoca ed un’altra. E’ il mio mito insomma.
  2. Le Rose di Atacama. Luis Sepulveda. Francamente avrei messo dentro l’intera bibliografia di quest’autore, incominciando da “La Gabbianella ed il Gatto che le insegnò a volare”. Non c’è un singolo libro, uno, che non abbia amato, che non mi abbia appassionata, indignata e commossa sino alle lacrime (c’è un racconto che ancora oggi se solo ci penso – non se lo leggo, ma se ci penso – mi prende il groppo in gola). E quindi niente, questo libro è semplicemente una delle raccolte di racconti che forse più mi ha colpito e spero che possa portare poi i giovani lettori a scoprire più profondamente questo fantastico autore
  3. Il vecchio e il mare. Ernest Hemingway. Può prescindere la formazione letteraria di un adolescente da questo meraviglioso capolavoro? No. Andrebbe messo tra i libri di antologia obbligatori nelle scuole. Mi pare ovvio quindi che fa parte della mia classifica di libri mai più senza.
  4.  Sostiene Pereira. Antonio Tabucchi. Ricordo che quando lessi questo libro, intorno ai 15 anni circa, ero come una ragazzina alla prima cotta (l’epoca era quella). Ero innamorata, ma profondamente e perdutamente, di questo romanzo, dalla trama, dal personaggio, dallo stile narrativo. Ricordo conversazioni infinite al telefono per convincere la gente a leggerlo.
  5. Last but not least. La trilogia di Bartimeus: L’amuleto di Samarcanda, ­L’occhio del Golem, ­La porta di Tolomeo. Jonathan Stroud. Qualcuno ha avuto la bella idea di raggruppare questa fantastica trilogia e farne un’edizione unica, togliendomi dall’imbarazzo di quale libro inserire. Questo è uno di queli libri (o serie di) che, letto a trent’anni, avrei voluto averlo tra le mani a 14. Bartimeus, come non amarlo: questo demone ironico e graffiante, apparentemente cinico, in realtà grande idealista e sognatore mi ha rubato un altro pezzettino di cuore. Quando ho chiuso l’ultima pagina dell’ultimo libro mi sarei veramente messa a piangere. E’ stato come se uno dei miei più cari amici si fosse trasferito su una galassia lontana ed io non avrei più potuto vederlo. Avrei voluto perdere la memoria seduta stante per poterlo leggere di nuovo, e di nuovo e di nuovo in un loop infinito. Mi sono sentita orfana, ecco.

Ed ora un po’ di spettegolauz librario. Andiamo a spulciare la top 100 dell’iniziativa Bol.

Innanzitutto la TOP TEN

  1. Il piccolo principe. Antoine de Saint-Exupéry. Ci stupisce? Maanchenò
  2. Cent’anni di solitudine. Gabriel Garcia Marquez.
  3. Orgoglio e pregiudizio. Jane Austen (Yeeeeh)
  4. Il Signore degli anelli. John Ronald Reuel Tolkien (partono trombette e cori da stadio)
  5. Il nome della rosa. Umberto Eco. Bellissimerrimo, ma non so quanto adatto a dei ragazzi.
  6. Il giovane Holden. Jerome David Salinger
  7. Il maestro e Margherita. Michail Afanas’evic Bulgakov
  8. Il ritratto di Dorian Gray. Oscar Wilde (Classico. Bello. Ci piace)
  9. La casa degli spiriti. Isabel Allende
  10. Cime tempestose. Emily Bronte

Ed ora i Libri Yeeeeh! (che bello che ci siano) e il libri Eh?! (cazzofaiTUqui?)

Per i Libri Yeeeeh!

  • I Pilastri della Terra
  • Il Barone Rampante
  • Il cacciatore di aquiloni
  • Il conte di Montecristo
  • L’ombra del vento (anche se c’è di meglio eh, insomma, il 28esimo posto mi pare un po’ altino)
  • Oceano Mare (quanto mi ricorda Salamanca questo libro…)
  • L’eleganza del Riccio (!!!!)
  • Il Gabbiano Jonathan Livingstone (dopo il Codice da vinci, Norvegian Wood.Tokyo Blues e Lettera a un bambino mai nato. Parliamone)

Per i libri Eh?!

  • Il codice Da Vinci. Why? Per esempio di serie di teorie ad catzum mutuate direttamente da Giacobbo? (e scritte pure malino?)
  • Norwegian wood. Tokyo blues (ddu cojoni…)
  • Lettera a un bambino mai nato. (Bello eh, però qui, boh… davvero? Cioè nella top 100 dei 4800 titoli? Bah)
  • Angeli e demoni (ARGH!)
  • La Bibbia. (Signori è una lista per regalare libri a una scuola non per dire quantosoffigo che ho letto pure la bibbia)

E niente. Questo è quanto.
Se voleste lasciare un messaggino qui sotto (qui sul blog non su Facebook o che) con la vostra lista di libri preferiti mi farebbe un piacere enorme 🙂

Ho adottato un Gatto

Ho adottato un gatto.
Ora prima che tutti i miei amici (beh, per lo meno quei pochi che si fermano qui a leggere), chiamino mio marito per avvisarlo dell’insano gesto e prima che mio marito corra dall’avvocato per chiedere il divorzio prego tutti di fermarvi un altro po’ a leggere quanto segue.

Ho adottato un gatto radagio. Il suo nome è Grattastichi. Cioè, il suo nome sarebbe Chappy, o qualcosa del genere, ma io lo chiamo Grattastinchi. Fondamentalmente perchè è rosso e brutto quanto quello originale.
No, beh, aspetta. No. Cioè ha una certa età e quando si sdraia in terra pare più un pancake gigante che non un gatto, ma ha un bel musetto, occhi tondi e grandi e le zampe, vivaddio, dritte.
L’unico problema è il miagolio. Il signore non l’ha dotato della tipica vocina del micino che tutti immaginiamo. No. Lui miagola perennemente come se fosse in calore. Il fatto che sia un LUI mi ha fatto capire che no. Non è in calore. A meno che non sia confuso su se stesso. Che può sempre essere eh.
Lui miagola come se lo stessero prendendo e sgozzando sul posto. E scandisce. Non fa Mrww, miew o che. No Lui dice bene, forte e chiaro. MIAO. M-I-A-O. Il giorno in cui farà pure lo spelling chiamerò l’esorcista, penso. O la TV. Forse più la TV, così alzo anche un po’ di dindi.

Per ora di lui ho capito che non gli piacciono i wurstel di pollo, ma il tonno al naturale invece assai (paraculo). E che quando ha fame mi viene a chiamare. E che se resto seduta accanto a lui mentre mangia mi tollera. Cioè, non lo posso accarezzare, ma che so, guardare è ok e tenere il piattino di carta affinchè, per raccogliere gli ultimi bocconi, non debba andare in giro per mezzo cortile è gradito.

Grattastinchi infatti non vive in casa. Grattastinchi è l’ex gatto del portiere. Il portiere è andato in pensione, ha lasciato il nostro stabile ed è andato a vivere con la moglie in un appartamento a Ponte di Nona, senza giardino o cortile. Ha pensato che il gatto, abituato a scorrazzare tutto il giorno in giro per il cortile e anche per il quartiere immagino, chiuso definitivamnete tra 4 mura domestiche non sarebbe durato poi tanto. Perchè sradicare pure il felino quando già per l’umano lasciare le amicizie di una vita è difficile e complesso?
E quindi ha chiesto a chi, come me, è amante dei gatti, di darci una occhiata. Teoricamente dovrebbe essere il gatto del nuovo portiere, ma mi pare non se ne prenda eccessiva cura. Domani che lavoro da casa scendo a fargli il terzo grado.
Comunque.
Grattastinchi non so quanto sia felice di questa decisione. Probabilmente è la più giusta. Ma se qualcuno mi viene a dire che i gatti non si affezionano agli umani gli tiro l’ombrello di hello kitty dritto su uno zigomo.

Ieri sera tornando a casa era lì che miagolava, come al solito straziato e apparentemente sgozzato. Mi guarda, poi guarda l’appartamento ormai chiuso del suo ex padrone. Non so se vuole pappa, coccole o che. Dopo avergli elargito qualche grattino faccio dietro front, vado nell’unico negozio aperto a quell’ora, un “vendo-quasi-tutto” gestito da degli indiani ed aperto fino a tardi, per cercare del cibo per gatti. Non ce l’hanno ma rimedio con del tonno al naturale (un precedente esperimento con il wurstel di pollo, appunto, era miseramente fallito). Torno in cortile, lo chiamo un po’ in giro e lo trovo nascosto dietro il locale caldaia. Gli metto una scatoletta di tonno nel piattino di carta che mi sono portata da casa e immediatamente capisco che sì, il tonno va bene, grazie tante. Lo spazzola. E mentre io aspetto che finisca di spazzolare con cura e gusto per riportarmi su il piattino ormai vuoto, prendo una decisione. Grattastinchi sarà il mio gatto.
Domani mi studierò bene la situazione, vedrò se vi sono delle ciotole in quella che pare la sua tana dietro il locale caldaia e in caso ne comprerò un paio. Comprerò anche croccantini e scatolette e, se serve, una cuccetta dove si possa rifugiare quando piove. Per il resto bivacca tranquillo tra le frasche e sotto gli alberi del giardino. Lo nutrirò per lo meno la sera (quando esco vado per uno, ma magari riesco a convincere Stefano) e cercherò di prendermi cura di lui come posso.

Un gatto in casa non posso averlo, per gli orari che faccio, e va bene. Ma posso sempre prendermi cura di questo relitto felino finchè sarà. Se poi io per lui sarò solo “quella che porta la pappa” pazienza, in fondo sono solo una stupida umana, e ci sta.